Si torna a parlare di idroelettrico. Un tema caldissimo, oggetto anche di forti scontri politici. A rilanciare la palla è Italia Nostra, che delle concessioni ha fatto una battaglia, particolarmente per una gestione degli asset pubblici autenticamente manageriale, esclusivamente all’insegna dell’interesse generale. L’associazione ambientalista attacca quelle che definisce “condotte discutibili del concedente”, quindi della Regione Umbria, alla quale contesta la mancata messa a gara di concessioni scadute e prorogate come quelle Acea di Narni (nella frazione di San Liberato) ed Edison di Terni (località Pentima).
“Questo – spiega l’associazione – produce danni significativi alle casse di numerosi e diversificati enti pubblici locali.A dispetto delle previsioni della legge nazionale, la Regione Umbria, inoltre, non ha nemmeno definito il quadro regolatorio di propria competenza, necessario per dare finalmente vita a quelle gare che la normativa imporrebbe sin dal 2018, gare che altre Regioni hanno responsabilmente già varato”. Da qui la decisione di scrivere ad Antonello Colosimo, presidente della Corte dei Conti dell’Umbria.
All’organismo, Italia Nostra chiede di attivare “un rigido controllo di gestione sulla specifica e lucrosissima filiera delle concessioni idroelettriche, verificando parimenti le condotte assunte da tutti gli enti coinvolti sin dalla fine del decennio scorso, nel tempo che ha preceduto la scadenza delle citate concessioni. Sono infatti già stati perduti almeno quattro anni, in un’inerzia generale che ha certamente sottratto cospicue somme a varie casse pubbliche sotto forma di mancati canoni, sovracanoni rivieraschi e sovracanoni Bim”
Marco Sansoni e Andrea Liberati, rispettivamente presidente e vice presidente di Italia Nostra Umbria ricordano poi come “la legge nazionale 12/2019 assegni alle Regioni asset dall’enorme valore sia finanziario che strategico, imponendo altresì procedure trasparenti e rigorose per la cessione sul mercato/cogestione di una quota minima pari ad almeno il 30% delle grandi derivazioni, si segnala che, al momento, non pare alle viste alcuna gara al riguardo in Regione Umbria, poiché manca tuttora il necessario e connesso quadro regolatorio da parte dell’ente”
Sarà in questo senso interessante capire come e se cambierà l’atteggiamento di Italia Nostra adesso che la Regione ha cambiato colore, su una vicenda delicatissima che investe il futuro dello sviluppo economico del territorio.
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