Sanità, scende in campo la Cgil: “Ecco le nostre proposte”. Ma su Amelia il centrodestra rilancia

L'assemblea generale del sindacato a Terni si è concentrata sul tema delicatissimo della riorganizzazione dei servizi sanitari, con proposte concrete

La Cgil ternana scende in campo sul tema caldo della sanità e in particolare sulla riorganizzazione dei servizi.

L’assemblea generale del sindacato  ribadisce “la necessita di lavorare ad un nuovo piano sanitario regionale con una chiara impronta di intervento pubblico per potenziare la sanità territoriale partendo dall’investimento nella prevenzione sul territorio. Ciò deve avvenire – scrivono – attraverso l’implementazione dei medici di base e sul rafforzamento, attraverso le case della salute, ospedali di comunità, presidi territoriali medici e infermieristici, delle prestazioni sanitarie di prossimità adeguate alle diverse esigenze e bisogni mutati rispetto all’andamento demografico”.

Poi disegnano un quadro delle necessità: ricostituire il registro  tumori, “per fornire prestazioni e servizi adeguati”, riqualificazione della rete ospedaliera “con interventi edilizi, assunzioni di personale, investimenti tecnologici e una nuova e diversa organizzazione delle prestazioni che sempre di più devono puntare a qualità e efficienza” e l’abbattimento delle liste di attesa: “L’offerta delle prestazioni – spiegano – deve rispondere alle reali esigenze dei cittadini. Occorrono per far questo certamente risorse aggiuntive certe e durature ma anche una nuova e diversa gestione, dell’insieme delle strutture territoriali, che permetta una programmazione capace di risolvere il problema”. Infine la Cgil si concentra sul post-cura in particolare sul necessario miglioramento dell’assistenza domiciliare che – dicono – “non può essere a carico delle famiglie e/o delle strutture private”.

In questo quadro la Cgil rilancia sulla ridefinizione dell’ospedale di Orvieto, sull’accelerazione per il nuovo ospedale di Narni e sull’intervento relativamente a quello di Terni: “che ha necessità di una nuova struttura ospedaliera, rispondente agli attuali bisogni di cura della comunità ternana e capace di continuare ad essere polo attrattivo per le regioni limitrofe garantendone il profilo di alta specializzazione”.

Centrodestra regionale all’attacco su Amelia

A fare il controcanto sul tema è il centrodestra regionale che rilancia la battaglia relativa al Pronto Soccorso di Amelia, già oggetto di scontro a Palazzo Cesaroni. I gruppi di opposizione all’Assemblea legislativa dell’Umbria ne attribuiscono le responsabilità del depotenziamento Secondo i consiglieri, il processo di ridimensionamento del servizio sanitario è iniziato nel 2016 con la trasformazione in Punto di Primo Intervento (PPI) e si è concluso con la sua declassificazione a Presidio di Assistenza Territoriale (PAT).

Paola Agabiti Urbani (Fratelli d’Italia), Nilo Arcudi (Umbria Civica Tesei Presidente), Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Enrico Melasecche Germini (Lega Umbria), Eleonora Pace (Fratelli d’Italia), Laura Pernazza, Andrea Romizi (Forza Italia) e Donatella Tesei (Lega Umbria) hanno firmato una nota congiunta per sottolineare come questa evoluzione abbia comportato una perdita significativa di servizi sanitari per i cittadini, con gravi conseguenze sulla qualità dell’assistenza territoriale.

Secondo l’opposizione, la trasformazione del Pronto Soccorso di Amelia non è un evento recente, ma il risultato di una serie di scelte politiche iniziate nel 1997, quando il sindaco Bellini e il Commissario Straordinario Lombardelli avviarono la sperimentazione del Punto di Primo Soccorso (PPS) con la delibera n.194 del 26 giugno 1997. Il percorso di ridimensionamento sarebbe poi proseguito nel 2016 con la giunta guidata da Catiuscia Marini, che con la delibera 212 del 29 febbraio stabilì la riorganizzazione ospedaliera, attuata successivamente con la delibera 1009 del 31 dicembre da parte del Direttore Generale Imolo Fiaschini.

L’opposizione evidenzia la differenza tra le strutture sanitarie: “il Punto di Primo Intervento (PPI) non ha le stesse funzioni e competenze di un vero e proprio Pronto Soccorso, e il Presidio di Assistenza Territoriale (PAT) rappresenta un ulteriore ridimensionamento, riducendo ulteriormente l’offerta sanitaria per i cittadini”, dicono.

I consiglieri hanno quindi invitato la presidente Proietti a fare chiarezza sulle responsabilità delle amministrazioni precedenti e ad evitare “dichiarazioni fuorvianti”, sottolineando che il processo di chiusura del Pronto Soccorso non può essere attribuito all’attuale governo regionale, ma è il frutto di decisioni prese nel corso degli anni dalle giunte di centrosinistra.

 

Redazione

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