“Senza accordo di programma in tutte le sue parti, , l’amministrazione, in linea con quanto già ampiamente dichiarato, rimetterà in discussione anche la disponibilità della concessione della discarica necessaria per le lavorazioni”. Lo scrive in una nota Sergio Cardinali, assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni, in risposta alle dichiarazioni forti dell’ad di Arvedi Ast Dimitri Menecali, che conferma il no dell’azienda alla firma dell’accordo senza un piano per l’energia, hanno portato ad una reazione del Comune.
Cardinali, come spesso capita in questi casi, si infervora e memore del passato da sindacalista, sciorina un lungo ed articolato intervento nel quale definisce “irrispettoso della città ed inaccettabile”, l’atteggiamento dell’azienda.
“Già nelle due ultime riunioni al Ministero, la volontà dell’azienda era sembrata concentrarsi solo ed esclusivamente sui costi energetici, mettendo in secondo piano tutti gli altri contenuti dell’accordo stesso – ricorda Cardinali – Da un piano industriale, anche se mai esplicitamente presentato nel dettaglio, fino a pochi mesi fa prevedeva un aumento della produzione di acciaio, il reintegro di un processo per la produzione di acciaio magnetico, interventi di bonifica ambientale e un processo di decarbonizzazione, con l’ambizioso obiettivo di realizzare il primo acciaio sostenibile in Europa. Un percorso che, secondo le recenti dichiarazioni, rischia di essere compromesso a causa dell’elevato costo dell’energia in Italia, un problema non esclusivo di Ast ma di tutto il sistema produttivo nazionale.
Cardinali sottolinea che senza l’accordo verrebbero vanificati tutti gli sforzi dell’ultimo anno, in particolare sul fronte delle polveri sottili, con le azioni messe in atto a Prisciano: “Inoltre – spiega -Il mancato accordo potrebbe inoltre avere ripercussioni pesanti sull’indotto locale, fatto di aziende che negli anni hanno garantito servizi essenziali per il funzionamento dell’acciaieria. La chiusura, o una drastica riduzione della produzione, rappresenterebbe un colpo mortale per molte realtà economiche della zona”.
Cardinali punta l’indice anche sui falliti tentiativi di creare nuove centrali idroelettriche, in particolare a Narni: “Vennero bloccati da a comitati e incapacità istituzionale a dare seguito agli accordi previsti. Oggi si pagano le conseguenze di quelle scelte mancate. Eppure, nonostante i costi elevati, AST ha chiuso il 2023 con un bilancio positivo. Un dettaglio che fa emergere dubbi sulle reali intenzioni della proprietà”. Nel mirino ovviamente, la laminazione a caldo, già ridotta per l’arrivo delle bramme semilavorate dall’Indonesia, che se chiusa completamente, toglierebbe 400 lavoratori al sito: “Una strategia che comprometterebbe la qualità del prodotto finale e la stabilità del settore”
Il Comune quindi, spiega Cardinali, ha chiesto un intervento urgente sia del Governo che della stessa presidente del Consiglio: “Per noi – dice -l’accordo di programma resta il perno su cui si gioca il futuro dell’acciaieria. Senza un’intesa che garantisca investimenti pubblici e privati, un incremento della produzione ela proporzionale crescita occupazionale che ne deriverebbe, e una riduzione dell’impatto ambientale, il destino di AST e della città di Terni appare incerto”. Poi la mina, con cui spera di cambiare le carte in tavola: “Senza accordo di programma in tutte le sue parti, , l’amministrazione, in linea con quanto già ampiamente dichiarato, rimetterà in discussione anche la disponibilità della concessione della discarica necessaria per le lavorazioni”.
“Non è più rinviabile – conclude – una politica di salvaguardia delle produzioni manifatturiere nel nostro paese e in Europa, ma al tempo stesso ci aspettiamo un grande senso di reponsabilità soprattutto dagli imprenditori italiani. La posta in gioco è altissima e il tempo per trovare una soluzione si sta esaurendo”.
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