Cosa accadrebbe se a fare notizia non fosse solo il male, ma anche il bene? È partito da questa domanda il cammino di Sauro Pellerucci, imprenditore visionario che, dieci anni fa, ha deciso di fondare l’associazione “Io sono una persona perbene”, oggi diventata una realtà nazionale che racconta, valorizza e premia chi, quotidianamente, fa la cosa giusta. Non eroi da copertina, ma persone normali che migliorano il mondo con gesti semplici, silenziosi, autentici.
La nascita di un’idea contagiosa
“Abbiamo iniziato a cercare persone perbene – racconta Pellerucci – e ci siamo accorti che ce ne sono tantissime. Le abbiamo rese visibili, raccontandole sui social, puntando su un concetto allora rivoluzionario: la buona notizia.” Nasce così una comunità trasversale, nutrita di storie vere, emozioni condivise e la consapevolezza che il bene, quando è raccontato, genera altro bene.
Il passaggio successivo è stato naturale: premiare queste persone. Nel 2016 il primo evento pubblico, un successo che ha sancito l’inizio di una tradizione. Ogni anno l’associazione riconosce e celebra chi si è distinto per gesti di altruismo, impegno civile, responsabilità sociale.
L’esempio di Franco Antonello: imprenditore e padre perbene
Tra i premiati c’è Franco Antonello, noto per aver fondato insieme al figlio autistico Andrea il progetto “I Bambini delle Fate”, che oggi sostiene 110 iniziative in tutta Italia a favore di oltre 4.000 famiglie. Antonello ha lasciato la guida della sua azienda per dedicarsi completamente a questo sogno sociale, unendo l’efficacia dell’impresa con la delicatezza del mondo della disabilità. “Fare del bene – dice – non è essere buoni: è essere attivi, far quadrare i conti, portare managerialità nel sociale.”
Un modello che Pellerucci condivide appieno: “Credo nell’imprenditoria responsabile. Il profitto può e deve convivere con l’etica. Fare del bene conviene, a tutti.”
Una rete del bene che cresce
L’associazione non si limita a premiare. Viaggia per l’Italia, incontra, ascolta, racconta. “Vogliamo che i cittadini conoscano chi vive nella loro città e merita stima. Spesso chi fa del bene non si racconta. Allora lo facciamo noi.” Le premiazioni sono pensate per mettere in contatto due persone perbene, così da creare massa critica e far nascere collaborazioni durature.
Ne è esempio concreto il “Libro d’Oro” dell’associazione, un registro simbolico che raccoglie storie toccanti: dal pompiere che salva una bambina sulla Pontina al giornalista Bruno Pizzul, premiato per l’integrità e il rispetto nel suo modo di comunicare, fino a Mogol, che sarà premiato il prossimo 13 maggio per aver fondato la Nazionale Cantanti, pionieristico progetto di solidarietà artistica e sportiva.

Il bene è un’impresa possibile
Fare del bene può essere faticoso, ammette Pellerucci, ma è anche un’attività sostenibile, persino redditizia, se affrontata con intelligenza imprenditoriale. “Non è necessario scegliere tra il bene e il guadagno: possiamo e dobbiamo costruire modelli virtuosi dove l’etica e il successo vanno a braccetto.”
Dopo dieci anni, “Io sono una persona perbene” non è più solo un’associazione, ma un movimento culturale che scardina pregiudizi, moltiplica consapevolezza e restituisce fiducia nell’umanità. Un piccolo grande miracolo quotidiano, reso possibile da chi sceglie, ogni mattina, di fare la cosa giusta.
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