Dal 10 maggio al 17 agosto 2025, il CAOS – Centro Arti Opificio Siri di Terni ospita la personale di Silvia Piconi, dal titolo Segni di memoria, curata da Olga Strada e con il patrocinio del Comune di Terni. L’esposizione si configura come un progetto performativo che interroga la memoria collettiva e l’identità dei luoghi attraverso l’arte contemporanea, la grafica simbolica e la pratica dell’ipnosi come linguaggio creativo.
L’artista umbra, psicoterapeuta e performer, elabora un originale approccio che fonde arte, psicologia e realtà quantica, dando forma a un dialogo profondo tra corpo, territorio e passato industriale. L’inaugurazione si terrà il 10 maggio alle ore 18.00 con la partecipazione dell’assessore alla Cultura Michela Bordoni, Chiara Ronchini (coordinatrice del CAOS) e la curatrice Olga Strada. Alle 18.30 seguirà la performance dell’artista, accompagnata dal violino di Gustavo Gasperini.
Memoria e corpo: un linguaggio artistico che reinventa gli spazi
“Segni di memoria” è un progetto itinerante che ha preso forma in vari siti abbandonati di archeologia industriale italiana. Tra questi: La Vela di Calatrava, il Gazometro di Roma, l’Ex Fabbrica di Penicillina LEO, l’Ex oleificio di Roma, l’Elettrocarbonium di Narni, e l’Ex centrale idroelettrica Penna Rossa di Papigno. Il percorso si concluderà simbolicamente a Napoli (Italsider) e Venezia (Porto di Marghera), epicentri della memoria industriale italiana.
Ogni performance è un atto di evocazione, che attraverso la fusione di movimenti corporei, segni grafici e suono, risveglia l’identità dimenticata dei luoghi. Silvia Piconi utilizza l’ipnosi come strumento creativo, traslando una pratica clinica in una forma espressiva che permette di esplorare l’inconscio collettivo e individuale, generando nuove narrazioni visive e sensoriali.
L’estetica della rovina e la poetica del tempo
La curatrice Olga Strada descrive le architetture scelte da Piconi come “scheletri di esseri fantastici”, richiamando la visione di Piranesi e la sua fascinazione per la decadenza. Le strutture abbandonate si trasformano così in teatri viventi, dove l’artista reinserisce il passato nel presente, arricchendo di senso il linguaggio dell’arte performativa contemporanea.
La mostra di Terni diventa quindi un punto di snodo, dove memoria, arte e riqualificazione urbana si intrecciano. Un processo che non mira alla mera documentazione storica, ma alla trasformazione emotiva e percettiva degli spazi.
Un percorso tra arte, ipnosi e memoria collettiva
Il lavoro di Silvia Piconi si distingue per l’uso di un linguaggio visivo capace di rendere tangibile l’invisibile. Fin dal 2017, con interventi nei parchi di sculture come La Serpara e Torreorsina, fino a performance in ambienti estremi come la Piana di Castelluccio di Norcia, l’artista ha costruito una poetica fondata sulla relazione tra mente, corpo e ambiente. Nel tempo ha preso parte anche a residenze d’artista, tra cui quella presso il MACRO di Roma, portando avanti una ricerca che intreccia arte e introspezione.
Tra le opere più recenti ricordiamo: “Azioni” alla Rocca Albornoziana di Narni, “Racconti del 21° secolo” a Palazzo Vignola di Todi, e “L’impeto della fralezza” a Gualdo Cattaneo.
Un’esperienza immersiva e sensoriale
L’esposizione, sostenuta da diverse realtà del territorio come FIDAPA, Sangraf International, Vetro Latino, Fucine Umbre, Coop. Le Macchine Celibi, e altre, offre una visione alternativa dei luoghi dismessi, trasformandoli in spazi di contemplazione e rinascita. L’approccio della Piconi non è mai didascalico: ogni gesto, ogni segno, ogni suono invita il visitatore a partecipare emotivamente, a riconoscere il valore della memoria nascosta nei luoghi e a percepire l’arte come atto rigenerativo.
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