Ospedali in crisi, pochi posti e poco personale per tanti pazienti: Fadoi lancia l’allarme

"Troppi pure i ricoveri impropri, ora serve la riforma". La carta delle case di comunità

Ospedale di Terni

Overbooking, posti letto occupati oltre il limite massimo e carenza di personale. Un problema per gli ospedali dell’Umbria e anche per quello di Terni. Ci sono i dati diffusi dalla Fadoi, Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, che confermano i disagi più volte lamentati anche da chi si è rivolto alle cure dell’ospedale Santa Maria. In generale, a livello regionale, quasi tutte le strutture registrano carenze nei loro reparti interni. La stessa Fadoi auspica misure nelle prossima riforma sanitaria regionale, mentre individua come possibili prime soluzioni le case di comunità, cioè ambulatori in grado di alleggerire le strutture ospedaliere.

In Umbria, overbooking che è quasi al 100%, il 71% dei reparti ha i posti letto occupati oltre il massimo, numero di posti che non risponde alle richieste e anche carenza di personale. Questo, a fronte di un numero sempre crescente di pazienti che si rivolgono agli ospedali. Secondo la sezione regionale della Fadoi, questo dipende anche dai cosiddetti ricoveri impropri, cioè quando ci si rivolge all’ospedale anche quando si potrebbe fare diversamente. “I ricoveri impropri – dice Fadoi Umbria, presieduta da Marco Giulianisono frutto di una difficoltà di presa in carico dei servizi territoriali, centrati in larga parte sulla rete degli studi dei medici di famiglia, anche loro sempre meno numerosi e con un numero in eccesso di pazienti da dover seguire. Mediamente un ricovero su quattro poteva essere evitato con una rete di assistenza territoriale più adeguata“.

COSI’ L’ASSISTENZA PEGGIORA. Marco Giuliani sollecita la riforma regionale. Spiega, infatti: “Un quarto dei ricoveri è evitabile con una rete territoriale più forte e più prevenzione. È indispensabile accelerare sulla riforma della sanità territoriale, rafforzare l’organico e investire seriamente nella prevenzione. Senza interventi urgenti, il rischio è un progressivo peggioramento dell’assistenza ai cittadini“. La stessa riforma, tra l’altro individua anche la soluzione delle case di comunità, strutture nella cui gestione rientrerebbero anche i medici di base. In esse, i pazienti possono ricevere i primi accertamenti e sottoporsi ad alcuni esami strumentali. Il risultato sarebbe lo snellimento delle operazioni e uno sgravio per i reparti ad oggi sovraffollati.

Redazione

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