Cresce la tensione attorno al trasporto ferroviario nel Centro Italia. L’Umbria, insieme a Toscana e Lazio, lancia un appello al governo e a Trenitalia per evitare l’isolamento infrastrutturale del territorio, denunciando ritardi, soppressioni e una drastica riduzione della qualità dei servizi ferroviari. A preoccupare, in particolare, è l’ipotesi che treni regionali, regionali veloci e alcuni Intercity rimangano stabilmente sulla linea lenta, compromettendo i collegamenti rapidi tra le aree interne e le grandi direttrici nazionali.
“È una situazione allarmante”, denuncia la vicepresidente della Camera e deputata del Partito Democratico Anna Ascani, in una nota ufficiale. “Significherebbe negare ai cittadini il diritto alla mobilità, isolare un intero territorio. È come creare italiani di serie A e italiani di serie B”. Le sue parole trovano eco nelle mobilitazioni annunciate da sindaci, comitati pendolari e sindacati, che chiedono con forza un ripensamento delle scelte in corso.
Secondo Ascani, il vero problema è il silenzio istituzionale: “Continuiamo a incalzare il ministro Salvini affinché agisca. Il caos attuale è già insostenibile: ritardi gravi, cancellazioni improvvise, disservizi diventati regola”. Una linea condivisa anche dalla Regione Umbria, che insieme alle altre amministrazioni regionali del Centro ha intrapreso una serie di interlocuzioni per evitare che la questione venga sottovalutata a livello nazionale.
“Scelte inadeguate e miopi rappresenterebbero un danno incalcolabile per queste aree, ma anche per l’intero Paese”, ha aggiunto la deputata umbra, sottolineando come gli investimenti già fatti sui treni veloci dalla Regione rischino di essere completamente vanificati. “Un ministro dei Trasporti serio dovrebbe sostenere questi sforzi, non ignorarli”.
I comitati dei pendolari parlano di “disconnessione programmata”, con servizi che diventano via via meno affidabili e una marginalizzazione infrastrutturale sempre più evidente. Alcuni rappresentanti dei territori colpiti hanno chiesto l’apertura di un tavolo tecnico immediato con il ministero per evitare che la situazione degeneri ulteriormente durante l’estate.
Nel frattempo, l’agitazione cresce sui territori, e nuove iniziative pubbliche sono attese già nei prossimi giorni. L’obiettivo comune è “difendere il diritto alla mobilità e impedire che l’Umbria venga tagliata fuori dai principali flussi ferroviari nazionali”, come dichiarato da un portavoce del coordinamento pendolari.
Il tempo per trovare una soluzione si stringe, e sul tavolo restano richieste precise: il ripristino dei collegamenti rapidi, un piano di rilancio per i treni veloci nelle aree interne e un impegno politico concreto da parte del governo.
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