Cure alternative per il Parkinson, non ci fu truffa: tutti assolti gli imputati

Dopo nove anni di processo, la corte d'appello di Perugia ribalta la sentenza di primo grado: nessuna associazione a delinquere per i promotori del protocollo“Seven to stand”

Nessuna associazione a delinquere né truffa: così ha stabilito la corte d’appello di Perugia, che ha assolto con formula piena i cinque imputati coinvolti nel controverso caso del protocollo terapeutico “Seven to stand”, applicato – secondo l’accusa – su decine di malati affetti da patologie gravi come sclerosi multipla, SLA, artrite reumatoide e Parkinson. Ne riferisce Il Messaggero.

La vicenda giudiziaria, esplosa nel settembre 2016 con l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare, aveva portato alla ribalta nazionale il presunto “sistema” accusato di somministrare cure alternative ritenute inefficaci, se non dannose, in cambio di migliaia di euro. Il tribunale di Terni in primo grado aveva avvalorato l’ipotesi dell’accusa, infliggendo condanne comprese tra i quattro e i cinque anni di reclusione a cinque imputati. Tuttavia, la sentenza d’appello ha ribaltato completamente il verdetto, riconoscendo l’insussistenza dei fatti contestati.

Il collegio giudicante, presieduto da Andrea Battistacci con giudici a latere Fabio Massimo Falfari e Cecilia Laura Cristina Bellucci, ha annullato tutte le accuse più gravi: nessuna prova di una rete organizzata con fini truffaldini, né elementi sufficienti per confermare le frodi. I reati minori, nel frattempo, sono stati dichiarati prescritti.

Sono stati quindi assolti Fabrizio De Silvestri, avvocato reatino e ritenuto promotore del protocollo; Giovanni Petrini, farmacista di Rieti incaricato della preparazione dei farmaci; Annalisa Grasso, fisioterapista e compagna di De Silvestri, attiva in un centro estetico di Terni; Pierluigi Proietti, noto medico odontostomatologo e direttore sanitario del centro; Edoardo Romani, ingegnere biomedico responsabile della promozione online del programma terapeutico.

La ricostruzione iniziale della procura, guidata dall’allora procuratore Alberto Liguori e dal sostituto Marco Stramaglia, ipotizzava l’esistenza di una struttura organizzata che approfittava della disperazione di persone affette da malattie neurodegenerative, inducendole a pagare per terapie senza alcun fondamento scientifico. Tuttavia, già a venti giorni dagli arresti, il tribunale del Riesame di Perugia aveva parzialmente smontato l’impianto accusatorio, revocando la custodia cautelare per quattro dei sei indagati.

Il processo in primo grado si era chiuso nel novembre 2022 con una sentenza dura del tribunale collegiale di Terni, che aveva ritenuto provate le responsabilità degli imputati. Ora, l’assoluzione in appello cambia radicalmente la prospettiva, ponendo fine a nove anni di vicende giudiziarie, polemiche e clamore mediatico. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro novanta giorni,

Redazione

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