“Anche quattro in cella nelle aree più delicate”. L’allarme del procuratore dopo la visita al carcere di Terni

Visita annuale del numero uno della procura perugina Sottani agli istituti di pena umbri. Allarme su Terni: "Tanti buoni progetti, ma il sovraffollamento e la polizia sotto organico limitano molto". A Sabbione la sede umbra per la giustizia riparativa. Numeri migliori ad Orvieto

Celle sovraffollate, pensate per due persone ma con quattro detenuti dentro, pochi agenti a controllare. Una situazione non ancora fuorilegge, ma preoccupante. La visita del procuratore di Perugia Sergio Sottani alle carceri a Terni e Orvieto ha riacceso i fari sulla situazione di enorme difficoltà della struttura.

La visita ha coinvolto i dirigenti penitenziari, i rappresentanti della Polizia Penitenziaria, il personale sanitario e dell’area trattamentale, oltre a delegazioni di detenuti. Il quadro emerso è complesso e segnato da numerose problematiche strutturali, ma anche da nuove progettualità e iniziative a sostegno del reinserimento sociale.

La struttura di Terni: gravi problematiche

I dati confermano un quadro allarmante: attualmente ci sono infatti 533 detenuti (dato al 20 agosto) contro i 422 che di capienza massima. Con le celle ed i posti letto tutti occupati ecco la situazione di sovraffollamento, soprattutto nella delicata sezione protetta con 67 detenuti

Nel dettaglio, ci sono 177 detenuti nella sezione di media sicurezza (quella più pericolosa da controllare, dove si concentrano anche i detenuti psichiatrici), 30 detenuti al 41 bis; 10 nella sezione Alta sicurezza 2 (terrorismo ed eversione); 250 nell’alta sicurezza 2 (mafia); 10 coloro che beneficiano della possibilità di lavorare fuori; 9 in semilibertà. Di questi, 155 sono stranieri, 150 con problemi di tossicodipendenza e 70 con patologie psichiatriche “che dovrebbero essere tutti seguiti dal Serd”, sottolinea Sottani. Fra i detenuti di alta sicurezza, ci sono anche ex Brigadisti e come noto anche un detenuto palestinese affiliato all’Isis.

La struttura di Terni – che dovrebbe ospitare solo definitivi (388), vede invece presenti anche 89 detenuti in attesa di giudizio; 52 appellanti e 24 ricorrenti: questo è un altro dato che appesantisce le carceri.

Dei 177 detenuti comuni, 117 sono con  sentenza definitiva, 40 di primo giudizio, 15 appellanti e 5 ricorrenti

Situazioni di pericolo

Un quadro, come si vede, estremamente complesso, che dall’inizio dell’anno ha portato a ben 599 infrazioni disciplinari, 33 atti di autolesionismo e 14 manifestazioni di protesta che ora col decreto sicurezza sarà ancora più difficile gestire, visto che sono diventate reato. In calo i suicidi (uno solo nel 2025), ma sono state registrate 85 violazioni al codice penali, di cui 27 aggressioni agli agenti.

A proposito degli agenti, sono molto sotto organico:  240  (dei quali solo 206 operativi) su 262 previsti. Sono 21 i detenuti ricoverati

Il tutto in un carcere che comunque quale opportunità la offre visto che 160 detenuti vanno a scuola (principalmente l’Ipsia). A Terni poi è stata realizzata la prima stanza dell’affettività d’Italia, che consente incontri intimi tra i detenuti e i propri partner stabili, nel rispetto della dignità personale e dei legami familiari.

Tra le novità più rilevanti, anche il fatto che Terni è stata individuata come sede regionale per l’attivazione dei servizi di giustizia riparativa. L’obiettivo è favorire percorsi di mediazione tra autori di reato e vittime, puntando su responsabilizzazione e reintegrazione sociale.

I numeri del carcere di Orvieto

La Casa di Reclusione di Orvieto presenta una capienza regolamentare di 98 posti, ma i detenuti presenti sono 128, con un tasso di sovraffollamento superiore al 30%. a popolazione carceraria è composta in gran parte da detenuti a media sicurezza (115), a cui si aggiungono 10 che lavorano fuori  e 3 semiliberi. Gli stranieri sono 41.,

La quasi totalità dei presenti è in posizione definitiva (127 su 128), con solo 1 detenuto appellante. Dei 128 detenuti, 62 sono affetti da problemi di tossicodipendenza.

Dal 1° gennaio al 20 agosto 2025 si sono registrati: 6 episodi di autolesionismo, 52 infrazioni disciplinari, 9 manifestazioni di protesta, 1 tentato suicidio, 8 violazioni di norme penali, nessuna delle quali con aggressioni al personale.

Anche in questo caso, polizia penitenziaria sotto organico: 53 unità operative su 62 previste

Alla casa di reclusione di Orvieto è stato avviato uno dei primi corsi in Italia per la formazione di orafi.

Le parole di Sottani

Sottani ha evidenziato la necessità di dotare le strutture di strumenti tecnologici avanzati per individuare e bloccare l’uso di telefoni cellulari, che possono favorire contatti illeciti con l’esterno e consentire la prosecuzione di attività criminali. Sono state in questo senso diverse le segnalazioni di dispositivi introdotti in carcere, l’ultimo blitz di recente a Orvieto

Il Procuratore Generale Sottani ha espresso soddisfazione per il confronto con operatori, detenuti e istituzioni, ma ha lanciato un monito:

“A fronte delle tante parole pronunciate sul tema delle carceri, seguono ancora pochi fatti concreti. Serve un impegno corale per garantire condizioni dignitose, percorsi di reinserimento efficaci e maggiore sicurezza per chi vive e lavora negli istituti penitenziari”.

La visita annuale ha tracciato un quadro chiaro: il sistema carcerario umbro è sotto pressione, ma le nuove progettualità, se pienamente attuate, potrebbero rappresentare un passo decisivo verso una giustizia più equa, inclusiva ed efficace.

Un altro punto cruciale riguarda la necessità di attuare il Provveditorato regionale Umbria-Marche, previsto dal DPCM del 30 ottobre 2024 ma tuttora bloccato dall’assenza del bando per la copertura dei ruoli dirigenziali.

Sottani ha inoltre sottolineato l’importanza di rafforzare la collaborazione tra Procure, istituti penitenziari e Polizia Penitenziaria, per garantire un flusso informativo efficace e risposte tempestive alle criticità: “Serve maggior impegno del ministero e con esso  degli uffici giudiziari umbri per rendere operativa la struttura, anche attraverso la rapida definizione delle convenzioni con gli enti locali.

Al fianco di questo, è stato individuato un percorso di recupero, con alcune iniziative, anche nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Recidiva zero”, che ha portato ad un abbassamento forte del tasso di ricadute nei detenuti.

Redazione

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