La popolazione invecchia e servono nuovi strumenti per l’assistenza domiciliare

Vittori, di Anap, sollecita gli enti locali: "Trovino misure anche miste e risorse da stornare"

L’età media che sale, le nascite che diminuiscono e l’elevato numero di persone anziane e non autosufficienti che vivono nelle strutture delle residenze protette. In Umbria e a Terni questo dato è particolarmente accentuato e siamo a un punto in cui servono nuove politiche per l’assistenza domiciliare. A sollevare il problema è Luciano Vittori, il presidente territoriale dell’Anap (Associazione nazionale anziani e  pensionati) che fa capo alla Confartigianato. Secondo lui, infatti, è arrivato il momento in cui i governi territoriali di Comuni, Province e Regioni, collaborando con le associazioni, devono pensare a nuove modalità di assistenza agli anziani in casa loro. “La prima, la migliore, la più efficace terapia per la fragilità dell’anziano – afferma Vittori – è vivere in mezzo alle sue cose e respirare l’inconfondibile aria della sua casa“.

Secondo lo stesso Vittori, l’assistenza è tra gli aspetti che in futuro troveranno maggiori difficoltà a raggiungere un livello sufficiente di qualità che possa soddisfare la maggioranza delle persone, soprattutto quelle non autosufficienti. Proprio a causa  dal progressivo aumento dell’età media e verso una prospettiva futuro nella quale la maggioranza di anziani supererà quella delle persone abili al lavoro. Con la conseguenza che gli anziani graveranno sulle spalle dei più giovani. “I numeri dell’Umbria relativi all’assistenza alla terza e quarta età – spiega il presidente territoriale Anap – ci dicono che ogni centomila abitanti gli ultrasessantacinquenni ospiti delle Rsa sono circa il doppio dei restanti, adulti e minori“. In riferimento alla scelta di assistenza in Rsa rispetto a quella domestica, spesso scelta obbligata da esigenze lavorative dei familiari, reputa auspicabile uno sforzo della politica per migliorare proprio l’assistenza domiciliare, anche stornando risorse verso modalità possibili che sostengano iniziative anche miste, pubblico-privato. “Credo – sostiene Vittori – che si debba lavorare ad un solo scopo, cioè migliorare, per quanto possibile, la parte più difficile della vita di un individuo, quella in cui la sua fragilità si incrocia con il ricordo della sua vita lavorativa e produttiva, non facendogli perdere la speranza e la fiducia in coloro a cui hanno dato guida e insegnamento“.

Redazione

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