Farmacie in vertenza, il 13 aprile si fermano tutto il giorno

I sindacati vogliono garanzie per la categoria e il rinnovo del contratto di lavoro

Ecco lo sciopero dei farmacisti. La categoria si ferma il 13 aprile, nel giorno i cui c’è una manifestazione a Roma. Aderiscono anche le farmacie umbre e ternane. Agitazione indetta dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, i cui rappresentanti erano presenti a Perugia in audizione nella seconda commissione consiliare regionale. E’ stato chiesto che la Regione si faccia portavoce con il Governo della condizione dei farmacisti del settore privato per sostenere una vertenza nazionale che riguarda la qualità del lavoro, la qualità dei servizi ai cittadini e il futuro della sanità territoriale. “La farmacia moderna – dicono i sindacati – funziona solo grazie alla professionalità di chi ci lavora. È tempo che questa professionalità venga riconosciuta e valorizzata“. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro è scaduto il 31 agosto 2024 e non è stato ancora rinnovato. Le trattative con Federfarma restano bloccate su aspetti non ancora ben definiti come salario, riconoscimento della professionalità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Da farmacista a operatore sanitario

In Seconda commissione, in rappresentanza dei sindacati c’erano Massimiliano Cofani, Rosita Petrucci, Nicola Cassieri e Rachele Rotoni. “Negli ultimi mesi – affermano in una nota congiunta – è emersa con forza la volontà dei farmacisti di denunciare condizioni di lavoro ormai non più accettabili. La retribuzione media si attesta intorno ai 1.600 euro mensili e negli ultimi dieci anni gli aumenti complessivi non hanno superato gli 80 euro, a fronte di un costo della vita in aumento costante. Parallelamente, la professione ha subito una profonda trasformazione: test diagnostici, vaccinazioni, servizi di telemedicina e nuove responsabilità derivanti dalla ‘farmacia dei servizi’ hanno reso il farmacista un vero e proprio operatore sanitario. Questa evoluzione, tuttavia, non è stata accompagnata da un adeguato riconoscimento economico né da una regolamentazione contrattuale coerente“. In più, fanno riferimento a una situazione aggravata da orari e turni di lavoro sempre più pesanti e dall’ingresso di grandi catene che hanno trasformato le farmacie in strutture simili alla grande distribuzione. Accusano Federfarma di assumere un atteggiamento di chiusura. “Dopo lo sciopero nazionale del 6 novembre l’offerta economica è addirittura peggiorata: si è passati da 180 a 130 euro di aumento per tutti, distinguendo poi il personale laureato, a cui verrebbero riconosciuti 70 euro aggiuntivi per i servizi obbligatori della farmacia dei servizi. A ciò si aggiunge una clausola di salvataggio di 20 euro per i territori privi di contrattazione integrativa territoriale, un meccanismo che di fatto esclude dai benefici i lavoratori che già dispongono di un integrativo. Una proposta che ignora completamente la dinamica inflattiva e le responsabilità professionali della categoria“.

Redazione

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