Nasce come un progetto di valorizzazione del territorio, ma si trasforma rapidamente in una controversia sul marchio. La “Columbra”, una colomba salata ideata da imprenditori locali umbri, finisce al centro di una diffida legale arrivata pochi giorni dopo il lancio ufficiale del prodotto.
L’iniziativa, pensata per il periodo pasquale, unisce diverse realtà artigianali con l’obiettivo di creare un prodotto innovativo basato su ingredienti tipici locali. Tuttavia, l’utilizzo del nome scelto ha generato un conflitto con un’azienda del territorio, che ne rivendica la paternità.
Il progetto: una filiera locale e condivisa
Alla base dell’idea c’è una collaborazione tra più imprese umbre. Tra i protagonisti figurano Molino Spilaceto 1927, Fattore Umbro, Battiferro Tartufi e la pasticceria Tonka, insieme al contributo di Simone Del Monte per la selezione di guanciale e pecorino.
Il risultato è una colomba salata realizzata con farine e uova locali, arricchita da tartufo e formaggi tipici, pensata non solo come prodotto gastronomico ma anche come simbolo di sinergia territoriale. L’obiettivo dichiarato era promuovere le eccellenze umbre attraverso una proposta originale, destinata a distinguersi nel mercato pasquale.
La nascita del problema sul marchio
Secondo quanto raccontato dai promotori, il nome “Columbra” era stato scelto dopo alcune verifiche preliminari che non avevano evidenziato registrazioni ufficiali. Tuttavia, subito dopo il lancio del prodotto, è arrivata una diffida da parte di un’altra azienda, accompagnata dalla richiesta di non utilizzare più il nome.
Un elemento che ha alimentato la polemica riguarda le tempistiche: la richiesta di registrazione del marchio risulterebbe avvenuta lo stesso giorno in cui è stato scoperto il problema, generando perplessità tra gli ideatori della colomba salata.
La posizione dell’azienda di Amelia
Dall’altra parte, un oleificio della zona di Amelia rivendica con decisione la titolarità del nome. “Columbra” sarebbe infatti un progetto nato nel 2021, legato a un dolce pasquale artigianale a base di olio extravergine di oliva.
L’azienda sottolinea come il prodotto sia frutto di anni di ricerca e sviluppo, con una ricetta caratterizzata da lavorazioni lunghe fino a 72 ore, utilizzo di lievito madre storico e assenza di conservanti, coloranti ed emulsionanti. La versione più recente include anche varianti innovative come le olive candite.
Per questo motivo, la scelta di difendere il nome viene presentata come una tutela del lavoro svolto nel tempo, oltre che del valore affettivo e commerciale associato al marchio.
Tentativi di dialogo e visioni differenti
Tra i promotori della colomba salata emerge anche una riflessione sul mancato confronto diretto. Secondo gli ideatori del nuovo prodotto, sarebbe stato possibile trovare un punto d’incontro, magari attraverso una collaborazione tra le parti.
L’episodio evidenzia due approcci diversi: da un lato la volontà di creare rete tra imprese locali, dall’altro la necessità di proteggere un’identità già sviluppata e consolidata.
Nuovo nome e continuità del progetto
Nonostante la diffida, gli imprenditori coinvolti non intendono fermarsi. Il prodotto continuerà a essere realizzato, anche con un nome diverso, mantenendo l’idea originale e la collaborazione tra le aziende.
L’intenzione è quella di trasformare la colomba salata in un prodotto disponibile tutto l’anno, non limitato al periodo pasquale. La ricerca di una nuova denominazione diventa quindi il prossimo passo, con il coinvolgimento anche del pubblico.
Una vicenda tra marketing e tutela del brand
Il caso “Columbra” mette in luce l’importanza della gestione dei marchi nel settore agroalimentare, soprattutto quando si tratta di prodotti innovativi legati al territorio.
Tra creatività, identità locale e diritti di proprietà, la vicenda rappresenta un esempio concreto di come strategie di branding e tutela legale possano intrecciarsi, generando situazioni complesse anche in contesti imprenditoriali locali.
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