Il futuro del giornalismo al tempo dell’intelligenza artificiale è stato il tema dell’incontro “Quo vado Journalism?”, evento del Tic Festival ospitato a Palazzo Primavera ed organizzato insieme all’ordine dei giornalisti dell’Umbria.
Moderato da Francesco Petrelli, consigliere dell?Odg Umbria, hanno preso parte all’incontro Sauro Pellerucci, presidente del Fege ed editore di questa testata, hiara Bresciani (Milano School of Media and Communication), Gianluca Ales (Sky TG24) e Silvia Gison (Save The Children)
Centrali alcune questioni: il giornalismo è una merce? E cosa determina oggi una notizia? Il marketing, certamente, ma a questo punto, come è stato spiegato, il confine fra giornalismo e intrattenimento è sempre più sottile, anche quando sono coinvolti giornalisti (Le Iene caso scuola). Pellerucci ha incentrato l’intervento ancora una volta sulla necessità di puntare sulle buone notizie: “Sono sempre poco considerate, ma noi al FEGE abbiamo scelto anche di puntare su questo, così come racconto anche nel libro Il Mondo delle persone per bene. Oggi soprattutto con i social è sempre più difficile distinguere cosa e vero e cosa è falso e basta poco per creare allarmismo: ecco i giornalisti, i comunicatori, hanno un ruolo importante perchè devono aiutare soprattutto i giovani ad orientarsi in mezzo a tanto rumore. Devono cogliere il sussurro e metterlo in evidenza”.
Centrale il ruolo delle fonti, come ha spiegato Ales, inviato di guerra e specializzato in Turchia. Eventi come la guerra a Gaza o in Iran hanno reso ancora più necessaria l’interpretazione delle notizie e delle immagini: “Dove non puoi essere sul posto, come in questi contesti, ti arrivano immagini da una parte e dall’altra, quasi sempre filtrate. La qualità sta nell’interpretare, nell’analizzare, nel farsi domande e dare risposte. Questo è il ruolo soprattutto dell’informazione tradizionale oggi: arriva sicuramente dopo i nuovi media, ma ha la possibilità di approfondire: ecco perchè per me il giornalismo non è una merce. Altrimenti basta poco per diventare virali. Ma allora diventa intrattenimento”.
Si è poi parlato dell’intelligenza artificiale, strumento di supporto per i giornalisti, ma che se male usata può rendere virali immagini e scene irreali. Infine spazio al ruolo dei bambini, uniche vere vittime dei conflitti. Oltre a Gaza, Gison ha citato il caso del Sudan: “Questa guerra è lontana dai riflettori, ma quello che viene fatto ai bambini è ignobile. Eppure nessuno ne parla. Invece bisognerebbe concentrarsi di più su coloro che sono sempre i primi a pagare il costo delle guerre”
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