Enel, sindacati all’attacco: “Nessun piano credibile di assunzioni per Terni”

Le organizzazioni sindacali regionali denunciano la grave carenza di personale negli impianti Enel del territorio ternano e minacciano l'apertura di un nuovo iter vertenziale se l'azienda non provvede a nuove assunzioni

FILCTEM-CGIL, FLAEI-CISL e UILTEC-UIL, nelle persone dei segretari Fabio Mencarelli; Ciro Di Noia e Doriana Gramaccioni; insieme alle RSU, hanno lanciato un ultimatum a Enel dopo l’incontro del 15 aprile 2024: senza un piano credibile di assunzioni per gli impianti di Terni, i sindacati apriranno un nuovo iter vertenziale, coinvolgendo le forze politiche e istituzionali a livello locale, regionale e nazionale. A innescare la crisi è la sistematica riduzione degli organici nel settore energetico ternano, che le organizzazioni sindacali regionali e le RSU non considerano più accettabile.

«Al peggio non c’è mai fine»

Le organizzazioni sindacali regionali e le RSU non usano mezzi termini nel descrivere la situazione: «al peggio non c’è mai fine», scrivono nel comunicato diffuso dopo l’incontro, denunciando come il territorio ternano continui a essere tenuto «in bassissima considerazione» da parte di Enel. Una realtà che, secondo i sindacati, ha già perso negli anni numerosi posti di lavoro e un importante centro direzionale, senza che l’azienda abbia mostrato segnali concreti di inversione di rotta.

Il contesto è quello della recente chiusura del Posto di Teleconduzione (PT) di Terni, la struttura che gestiva da remoto gli impianti elettrici dislocati nell’area umbra. Prima di quella vertenza, Enel aveva assicurato che il superamento del PT non avrebbe né compromesso il funzionamento degli impianti né ridotto i livelli occupazionali. Impegni che, stando alle organizzazioni sindacali sono stati smentiti già al primo tavolo utile, a conferma — si legge nel documento — della «inaffidabilità» aziendale «riguardo il mantenimento degli impegni presi».

Una sola assunzione proposta: la risposta di Enel

Nel corso della riunione di aprile, l’azienda ha presentato le attività in corso sugli impianti, i piani di investimento e le manutenzioni ordinarie, evidenziando anche l’incremento dei carichi di lavoro derivanti dalla chiusura del posto di teleconduzione. Tuttavia, a fronte di tale scenario, la proposta aziendale si è limitata a una sola probabile assunzione, definita dai sindacati come qualcosa che «stride pesantemente con le necessità e le esigenze degli impianti e del territorio».

I sindacati hanno ribadito al tavolo la «forte esigenza dell’immissione di numerose risorse sugli organici deficitari», sia nella sezione Esercizio che nella sezione Manutenzione. Il segnale complessivo che Enel starebbe inviando è, secondo le organizzazioni, «estremamente negativo e di poco rispetto» per una realtà già fortemente ridimensionata.

La diga delle Marmore: il caso più eclatante

Il punto più critico sollevato nel comunicato riguarda la diga delle Marmore, impianto di rilevanza nazionale caratterizzato da uno dei salti d’acqua più elevati in Europa. Con la dismissione del PT di Terni, la struttura non è più monitorata nell’arco delle 24 ore, condizione invece garantita in tutti gli altri impianti analoghi, compresi quelli di minore complessità tecnica.

I sindacati hanno posto apertamente la questione della sicurezza dell’impianto e del territorio circostante, chiedendo se l’assenza di presidio continuativo possa rappresentare un rischio concreto per la popolazione. Una domanda che, al momento, non ha ricevuto risposte esaustive da parte di Enel.

Le prossime mosse dei sindacati

Enel, pur riconoscendo le carenze segnalate, si è impegnata a «rivalutare le rimostranze» portate al tavolo, senza fornire impegni concreti e quantificabili. Le organizzazioni sindacali regionali e le RSU auspicano che l’azienda torni al confronto con un «mandato chiaro ed esaustivo», capace di valorizzare il territorio ternano attraverso una campagna mirata di assunzioni in grado di risolvere le problematiche presenti da tempo sugli impianti.

Qualora l’azienda non provvedesse in tempi brevi ai necessari inserimenti di personale, i sindacati hanno annunciato l’apertura di un nuovo iter vertenziale, costruito sullo stesso modello già utilizzato per il caso del PT di Terni e in grado di mobilitare l’intera rappresentanza istituzionale del territorio. Sul fronte degli investimenti, FILCTEM, FLAEI e UILTEC hanno espresso aspettative più ampie sul piano industriale e di prospettiva, ritenendo insufficiente l’attuale approccio aziendale rispetto alle potenzialità della realtà ternana.

Redazione

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