Giovedì 30 aprile, nella sede di Palazzo Cesaroni, la Commissione d’inchiesta regionale “Analisi e studi su criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose” della Regione Umbria ha convocato un’audizione dedicata al caso Barbara Corvi, la donna scomparsa da Montecampano di Amelia diciassette anni fa in circostanze ancora non chiarite. All’incontro hanno partecipato Irene Corvi, sorella di Barbara, le rappresentanti del Forum Donne Amelia e del Comitato Barbara Corvi, riunite per sollecitare un impegno istituzionale concreto affinché la vicenda non scivoli nell’oblio.
Il presidente della Commissione, Fabrizio Ricci, ha aperto i lavori ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione pubblica su un caso che, nonostante gli anni trascorsi, rimane privo di una verità giudiziaria definitiva. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Ricci a margine della seduta, il confronto con i familiari e le associazioni presenti ha evidenziato quanto sia urgente tradurre la volontà politica in azioni misurabili e visibili.
Il docufilm dell’Osservatorio regionale antimafia
Tra le misure annunciate, spicca il progetto di un docufilm istituzionale che verrà realizzato dall’Osservatorio regionale antimafia. Il lavoro audiovisivo intende ripercorrere i momenti salienti della vicenda, con particolare attenzione alle inchieste giornalistiche che nel corso degli anni hanno cercato di gettare luce sugli aspetti più oscuri della scomparsa di Barbara Corvi. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia volta a preservare la memoria pubblica del caso e a raggiungere segmenti di opinione pubblica che i canali tradizionali istituzionali difficilmente intercettano.
La scelta del formato documentaristico non è casuale: risponde all’esigenza di costruire una narrazione accessibile, capace di restituire complessità senza sacrificare la chiarezza, e di valorizzare il lavoro di chi — giornalisti, attivisti, familiari — ha tenuto in vita il caso negli anni più silenziosi.
Ciclo di audizioni: il metodo della Commissione
In parallelo al progetto audiovisivo, la Commissione regionale proseguirà con un ciclo di audizioni mirate. L’obiettivo dichiarato è approfondire gli elementi ancora irrisolti legati alla scomparsa, convocando soggetti in grado di fornire contributi utili alla ricostruzione del quadro generale. Non si tratta, ha precisato Ricci, di sostituirsi all’autorità giudiziaria, bensì di esercitare una funzione di presidio istituzionale che impedisca al silenzio di consolidarsi attorno a una vicenda ancora aperta.
“Non possiamo permettere che il tempo trasformi questa vicenda in un fascicolo dimenticato”, ha dichiarato il presidente della Commissione, sintetizzando in una frase l’orientamento politico che ha guidato i lavori della seduta.
Il ruolo della famiglia e delle associazioni
La presenza di Irene Corvi e delle rappresentanti del Forum Donne Amelia e del Comitato Barbara Corvi ha conferito all’audizione un peso simbolico e sostanziale al tempo stesso. Le associazioni, che da anni svolgono un’attività di pressione e sensibilizzazione, hanno trovato nell’aula di Palazzo Cesaroni un interlocutore disposto ad ascoltare e, soprattutto, a formalizzare impegni verificabili.
Il coinvolgimento delle realtà civili nel processo istituzionale rappresenta uno degli elementi caratterizzanti dell’approccio adottato dalla Commissione: la partecipazione della società civile viene intesa non come elemento accessorio, ma come componente strutturale di un’azione collettiva orientata alla ricerca della verità.
Una scomparsa ancora senza risposta
Barbara Corvi è scomparsa da Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, diciassette anni fa. La sua vicenda, rimasta per lungo tempo ai margini del dibattito pubblico nazionale, ha acquisito nel tempo una dimensione che va oltre il caso individuale, diventando simbolo delle difficoltà che le famiglie di persone scomparse incontrano nel mantenere viva l’attenzione delle istituzioni. La Commissione antimafia della Regione Umbria si è occupata del caso nell’ambito di un mandato più ampio di contrasto ai fenomeni criminali organizzati e alle loro possibili infiltrazioni nel tessuto sociale regionale.
“Vogliamo mantenere l’attenzione ai massimi livelli e far sentire in modo chiaro che le istituzioni sono al fianco dei familiari”, ha concluso Ricci, delineando un impegno che si estende oltre la singola audizione e punta a strutturarsi nel tempo attraverso strumenti concreti.
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