Caso Barbara Corvi, lo sfogo di Lo Giudice: “Di nuovo indagato, non è vita” (VIDEO)

L'indagine sulla scomparsa della donna di Amelia entra in una fase decisiva: esami biologici sulle cartoline spedite da Firenze nel 2009 per comparare il profilo genetico degli indagati e di un terzo uomo. Intanto il marito si sfoga sui social

l gip di Terni, Barbara Di Giovannantonio, ha fissato al 10 giugno 2026 l’incidente probatorio nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi, la trentacinquenne originaria di Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, di cui non si hanno più notizie dal 27 ottobre 2009. L’atto, irripetibile per definizione processuale, riguarda gli accertamenti biologici su due cartoline recapitate ai figli della donna pochi giorni dopo la sua sparizione: materiale rimasto nel fascicolo per diciassette anni e ora al centro di un nuovo sforzo investigativo reso possibile dai progressi della biologia forense.

Le cartoline da Firenze: un possibile depistaggio

Le due cartoline, provenienti da Firenze e firmate da Barbara Corvi, erano state fin da subito oggetto di sospetto. Le perizie grafologiche avevano già escluso che la scrittura appartenesse alla donna scomparsa, al marito Roberto Lo Giudice o ai loro figli. L’ipotesi investigativa prevalente le ha sempre considerate un probabile depistaggio finalizzato a simulare che Barbara fosse ancora in vita dopo la data della scomparsa.

Ora, grazie all’evoluzione delle tecniche di analisi del dna, la procura di Terni intende estrarre eventuali tracce biologiche dai francobolli applicati sulle cartoline — elemento su cui la saliva del mittente potrebbe aver lasciato un profilo genetico confrontabile. Il procuratore Antonio Laronga ha dichiarato che gli strumenti attuali consentono un accertamento «affinato moltissimo» rispetto a quanto disponibile negli anni precedenti.

Chi sono le tre persone coinvolte nell’accertamento

Il gip ha disposto la comparazione del materiale genetico con i profili di tre soggetti: i due già iscritti nel registro degli indagati — Roberto Lo Giudice, ex marito di Barbara, e suo fratello Maurizio Lo Giudice — e un terzo uomo, residente ad Amelia, con cui la donna intratteneva una relazione sentimentale al momento della scomparsa. Quest’ultimo non risulta formalmente indagato, ma è citato dal giudice nel perimetro dell’accertamento irripetibile.

L’estensione a questa terza persona è stata accolta dal gip anche su richiesta delle difese dei Lo Giudice, rappresentate dagli avvocati Cristiano Conte e Giorgio Colangeli. Roberto Lo Giudice, attraverso un video diffuso sui social dal giornalista Klaus Davi e ripreso da Calabria 7, si è detto «distrutto» dall’evolversi della vicenda: «Mi stanno distruggendo la vita, ancora una volta. Qualsiasi cosa purché si arrivi alla verità, perché questa non è vita».

I precedenti: arresto, archiviazione e riapertura

Il fascicolo sulla scomparsa di Barbara Corvi ha una storia processuale articolata. Nel 2021, Roberto Lo Giudice era stato arrestato sulla base delle ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere — richiesta rigettata per il fratello. Il procedimento era stato però archiviato nel 2024 su istanza della stessa procura, dopo ordinanze favorevoli alle difese emesse dal Tribunale del Riesame di Perugia e dalla Corte di Cassazione.

La riapertura del fascicolo è avvenuta circa un anno fa, prima dell’insediamento del procuratore Laronga. Quest’ultimo ha spiegato di aver preso in carico la vicenda studiando il materiale già acquisito: «Ci siamo seduti attorno ad un tavolo, ho letto gli atti e abbiamo capito che gli strumenti odierni consentivano un accertamento accurato. Abbiamo proceduto nel modo più rapido possibile».

L’avvocato Conte ha sollevato perplessità sul fatto che la riapertura sia avvenuta «sulla base di un servizio giornalistico di fine 2024 e non per la presenza di nuovi elementi», citando in particolare le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia pugliese definito «irrilevante e inattendibile». Di segno opposto la posizione dell’avvocato Giulio Vasaturo, che assiste i familiari di Barbara Corvi: «Gli straordinari progressi della biologia forense e nuovi spunti investigativi consentono, oggi, di aprire promettenti spiragli di verità. La famiglia segue il lavoro degli inquirenti con la massima fiducia».

Il ruolo della procura e le ipotesi di reato

Le indagini sono coordinate dai sostituti procuratori Elena Neri e Marco Stramaglia. Le ipotesi di reato a carico dei due indagati restano omicidio e occultamento di cadavere. Il procuratore Laronga ha ribadito il principio di non colpevolezza nei confronti di entrambi, precisando che l’obiettivo dell’accertamento è quello di «estrarre una tessera del mosaico probatorio necessario a ricostruire l’accaduto», senza lasciare inesplorati reperti presenti da anni nel fascicolo.

Il 10 giugno 2026, il gip procederà a conferire l’incarico a un perito per le analisi biologiche: i risultati potrebbero rappresentare un punto di svolta in uno dei cold case più seguiti dell’Umbria.

Redazione

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