Impianto eolico Phobos nell’Orvietano, il Tar annulla il diniego della Regione Umbria

Impianto eolico Phobos Umbria: il Tar annulla il diniego della Regione e conferma il via libera al progetto nell’Orvietano.

Idrogeno verde eolico

Il Tar Umbria ha dichiarato illegittimo il diniego della Regione Umbria sull’impianto eolico Phobos, nell’Orvietano, confermando di fatto il via libera al progetto autorizzato dal Governo già nel 2023. La sentenza pubblicata lunedì chiude un lungo contenzioso amministrativo iniziato nel 2021 e caratterizzato da ricorsi, opposizioni e scontri istituzionali. Secondo il Tribunale amministrativo, il provvedimento regionale sarebbe stato adottato in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla normativa, risultando quindi “tardivo” e illegittimo. Una decisione che riporta al centro il dibattito tra sviluppo delle energie rinnovabili, tutela del paesaggio e gestione amministrativa delle autorizzazioni.

Il progetto Phobos: sette aerogeneratori da 42 MW

L’impianto eolico Phobos prevede l’installazione di sette aerogeneratori da 6 MW ciascuno, per una potenza complessiva pari a 42 MW, oltre alle opere necessarie per la connessione alla rete elettrica. Le pale avranno un diametro del rotore di 170 metri e un’altezza del mozzo di 115 metri. Un progetto di grandi dimensioni che negli anni ha suscitato forti discussioni sul territorio e il coinvolgimento di associazioni ambientaliste contrarie alla realizzazione dell’opera promossa dalla società RWE. Il Governo aveva già espresso parere favorevole nel giugno 2023, nonostante il contrasto con il parere della Soprintendenza e del Ministero della Cultura.

Il nodo del silenzio-assenso e il pronunciamento del Consiglio di Stato

La vicenda amministrativa ruota attorno al tema del silenzio-assenso. Già nel dicembre scorso il Consiglio di Stato aveva stabilito che sull’istanza si fosse formato automaticamente l’assenso, essendo trascorsi i 60 giorni previsti dalla legge dopo la comunicazione della Valutazione di impatto ambientale favorevole. Secondo il Tar, la Regione non avrebbe quindi potuto esprimere successivamente un diniego valido. La sentenza conferma così un quadro giuridico che, secondo i giudici amministrativi, risultava già definito dal precedente pronunciamento del Consiglio di Stato.

La Regione attacca Governo e precedente amministrazione

Dura la posizione della Giunta regionale dopo la sentenza. In una nota, la Regione parla di un «paradosso giuridico» e punta il dito contro la precedente amministrazione regionale e il Governo guidato da Giorgia Meloni. «La Regione soccombe non per mancanza di ragioni ma per gravi mancanze del passato», si legge nella dichiarazione diffusa dopo il pronunciamento del Tar. Secondo la Regione, il procedimento avrebbe dovuto essere archiviato o concluso nei tempi previsti già nel 2023. Critiche anche alla decisione del Consiglio dei Ministri che autorizzò il progetto nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura. Uno scontro politico e istituzionale destinato a mantenere alta l’attenzione su uno dei progetti energetici più discussi dell’Umbria.

Redazione

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