La bocciatura in consiglio regionale della mozione che chiedeva di mantenere autonome le aziende Asl Umbria 1 e Umbria 2 e le aziende ospedaliere di Perugia e Terni ha riacceso il confronto politico in Umbria sul futuro della sanità regionale e sul ruolo del territorio ternano. La seduta dell’assemblea legislativa ha visto il voto contrario della maggioranza di centrosinistra, una scelta che le opposizioni interpretano come un segnale favorevole all’ipotesi di accorpamento delle Asl umbre.
A intervenire con toni critici sono stati i consiglieri regionali di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Tp-Uc, che hanno accusato la giunta regionale di portare avanti un progetto di accentramento destinato, secondo loro, a penalizzare Terni e l’intera area meridionale dell’Umbria. Nel mirino delle opposizioni anche le dichiarazioni della presidente Stefania Proietti, considerate la conferma di una strategia politica che punterebbe a trasferire funzioni decisionali e amministrative fuori dal territorio ternano.
Secondo il centrodestra, l’eventuale superamento della Asl Umbria 2 comporterebbe una riduzione del peso istituzionale della città, con conseguenze dirette sulla programmazione sanitaria, sui servizi ai cittadini e sull’occupazione nel settore sanitario. I gruppi di opposizione sostengono infatti che perdere l’autonomia dell’azienda sanitaria significherebbe sottrarre a Terni capacità decisionale, investimenti e funzioni strategiche.
Nel comunicato diffuso dopo il voto, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Tp-Uc hanno parlato di un nuovo “schiaffo” alla città, collegando la vicenda sanitaria ad altri temi che negli ultimi mesi hanno segnato il dibattito politico locale. Tra questi vengono citati il ricorso al Tar sul progetto stadio-clinica, le difficoltà della Ternana Calcio, il trasferimento della Domus Gratiae e lo stop al progetto del nuovo ospedale pubblico.
Le opposizioni hanno rivolto critiche anche agli esponenti della maggioranza eletti nel territorio ternano. Nel documento vengono citati l’assessore De Rebotti, Filipponi e Proietti del Partito Democratico e Simonetti del Movimento 5 Stelle, accusati di non aver difeso gli interessi della città durante il voto in consiglio regionale.
Nel dibattito è intervenuta successivamente anche Umbria Civica attraverso una nota del direttivo comunale, che ha ampliato il confronto politico al tema più generale del ruolo di Terni all’interno della regione. Secondo il movimento civico, la città starebbe vivendo da anni un progressivo ridimensionamento economico, istituzionale e sociale, caratterizzato dalla perdita di sedi decisionali, funzioni strategiche e opportunità di sviluppo.
Nel documento si richiamano diversi episodi considerati simbolici di questo processo, dalla chiusura degli studi cinematografici di Papigno fino alle criticità legate alle infrastrutture e ai servizi pubblici. Tra i temi evidenziati figurano anche la mancata realizzazione della Orte-Civitavecchia, le difficoltà del trasporto ferroviario per i pendolari, la questione dei canoni idrici e il lungo iter del nuovo ospedale.
Particolarmente forte la presa di posizione sull’ipotesi di una Asl unica regionale con sede a Foligno. Umbria Civica definisce questa prospettiva una scelta capace di indebolire ulteriormente Terni all’interno del sistema sanitario umbro. Secondo il movimento, dietro ogni arretramento di funzioni pubbliche si nasconderebbe una perdita di peso politico, occupazionale ed economico per il territorio.
Nel documento viene inoltre sottolineato il rischio di un progressivo impoverimento sociale e culturale della città, con la perdita di giovani professionalità, l’indebolimento del ceto medio e l’aumento del disagio sociale. Umbria Civica chiede quindi una risposta istituzionale trasversale e una nuova classe dirigente capace di riportare in città investimenti, infrastrutture, innovazione, università e servizi sanitari.
Il movimento conclude rilanciando la propria opposizione all’ipotesi di accorpamento delle aziende sanitarie umbre con lo slogan: “No alla Asl unica, giù le mani da Terni”.
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