Carcere di Terni dimora degli ergastolani: il doppio della media nazionale

Il Garante regionale Caforio presenta in Terza commissione la relazione 2025: 1.641 detenuti per 1.324 posti, caldo estremo, assenza di Rems e sovraffollamento. Un quadro ormai insostenibile

Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà della Regione Umbria, Giuseppe Caforio, ha presentato nei giorni scorsi alla Terza commissione la relazione sull’attività svolta nel 2025, con dati aggiornati ai primi mesi del 2026. Il quadro che emerge riguarda in particolare gli istituti di Terni e Orvieto, dove il sovraffollamento carcerario si somma alle criticità legate all’età media dei detenuti e alla gestione sanitaria.

A Terni la situazione appare tra le più delicate della regione. L’istituto è infatti l’unico in Umbria a garantire spazi dedicati al diritto all’affettività, sancito dalla Corte costituzionale, ma resta comunque schiacciato da un grave sovraffollamento che riduce drasticamente le possibilità di attività trattamentali per i detenuti. A questo si aggiunge la presenza massiccia di persone con disagio psichiatrico, un fattore che complica ulteriormente la gestione quotidiana. Proprio a Terni, insieme a Spoleto, verrà smantellato il reparto 41 bis, in attuazione del piano “Kairos” del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: un trasferimento che rischia di portare con sé anche parte del personale specializzato. Un quadro che fa il paio con la notizia dell’ennesima aggressione proprio da parte di un detenuto con problemi psichici

Anche Orvieto, insieme a Terni e Spoleto, è tra gli istituti dove si registra l’età media più elevata della popolazione detenuta, un dato che aggrava il rischio di contenziosi legali legati a patologie oncologiche, cardiologiche e respiratorie. La gestione sanitaria dei detenuti, ricorda il Garante, pesa interamente sulla Regione Umbria, che deve farsi carico di farmaci, terapie e disponibilità dei professionisti sanitari, anche a causa della provenienza extraregionale di due terzi dei ristretti, arrivati da Toscana, Lazio e regioni meridionali per fatti commessi fuori dai confini umbri.

Il quadro numerico fotografato al 31 marzo 2026 conferma la gravità della situazione: la popolazione penitenziaria umbra ammonta a 1.641 unità, di cui 81 donne e 723 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di appena 1.324 posti. I condannati definitivi sono 1.256, circa il 28% deve scontare una pena superiore ai dieci anni e la percentuale di ergastolani risulta doppia rispetto alle altre regioni italiane.

A peggiorare la situazione contribuisce anche l’assenza di coibentazione in tre dei quattro istituti umbri, costruiti negli anni ’80. Solo a fine giugno il Ministero ha stanziato i fondi per ventilatori e frigoriferi, che però non arriveranno prima della fine dell’estate. Le alte temperature, unite al sovraffollamento, hanno spinto numerosi detenuti a presentare ricorsi, ottenendo sconti di pena per condizioni detentive inumane. “Le carceri non hanno spazi e personale da destinare all’affettività in uno spazio protetto, sancito dalla Corte costituzionale, ad eccezione dell’istituto di Terni”, ha spiegato Caforio.

Il Garante ha inoltre acceso i riflettori sulla condizione dei detenuti psichiatrici, persone che per legge non dovrebbero trovarsi in carcere e che restano esposte al rischio di autolesionismo e suicidi. Attualmente vengono gestiti in isolamento, con la sorveglianza di almeno cinque agenti di Polizia penitenziaria. “Risulta dunque urgente attivare una Rems in Umbria”, ha denunciato Caforio, sottolineando la totale assenza nella regione di una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

Sul fronte del 41 bis, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha comunicato che i reparti di Spoleto e Terni verranno smantellati e trasferiti altrove. “Con quei detenuti se ne andrà probabilmente anche una parte del personale che li seguiva e non sappiamo se verrà sostituito”, ha avvertito il Garante, mettendo in guardia dal rischio di ritrovarsi con più spazi ma meno personale in servizio.

Le difficoltà organizzative si riflettono infine sulla funzione rieducativa della pena, compromessa dalla carenza di attività e dalla complessità del reinserimento lavorativo e familiare a fine detenzione. A pesare ulteriormente sul sistema è la cronica carenza di personale che interessa anche il Provveditorato regionale, tornato in Umbria dalla Toscana, e il Tribunale di sorveglianza, alle prese con un consistente arretrato di lavoro. Lo stesso Ufficio del Garante, ha ricordato Caforio, opera senza fondi né personale propri, con inevitabili limiti nell’esercizio delle sue funzioni.

Redazione

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