A Terni il dimensionamento scolastico che rischia di accorpare la Direzione didattica Don Milani e l’Istituto comprensivo De Filis torna al centro del dibattito politico e sindacale, mentre il segretario provinciale della FLC CGIL, Marco Vulcano, interviene per denunciare quella che definisce una gestione confusa del dossier da parte del Governo Meloni e del ministro Valditara. La vicenda, spiega il sindacalista, riguarda l’intera Regione Umbria, chiamata ad applicare un provvedimento legislativo nazionale che impone l’accorpamento di alcuni istituti scolastici sul territorio regionale.
Il caso nasce da un iter definito travagliato, segnato anche da un cambio di Giunta regionale. La proposta di dimensionamento elaborata dalla Regione prevedeva, per il capoluogo, proprio l’unione tra la Don Milani e la De Filis. Il provvedimento, tuttavia, non è mai stato applicato: nel frattempo la stessa Regione Umbria ha presentato ricorso contro il dimensionamento imposto dall’esecutivo nazionale, chiedendo la sospensione dell’accorpamento in attesa dell’esito giudiziario.
Il nodo del commissario straordinario
Di fronte al ricorso regionale, il Governo ha scelto di non concedere la sospensiva e ha nominato un commissario straordinario – individuato nel direttore dell’USR Umbria – con l’incarico specifico di dare comunque attuazione al dimensionamento. Qui, secondo la ricostruzione di Vulcano, la vicenda assume contorni ancora più contraddittori: il commissario ha infatti ribaltato la proposta regionale, escludendo Terni dal provvedimento e inserendo al suo posto Città di Castello.
La decisione ha provocato la reazione del territorio altotiberino, che ha presentato ricorso al TAR dell’Umbria. I giudici amministrativi hanno dato ragione al ricorrente, bloccando di fatto il dimensionamento su Città di Castello. A quel punto, sottolinea il segretario FLC CGIL, ci si sarebbe attesa una reazione del Ministero, magari con un’impugnazione della sentenza davanti al Consiglio di Stato – ipotesi che, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata inizialmente valutata dallo stesso USR Umbria su indicazione ministeriale. Invece il Ministero dell’Istruzione ha scelto di non ricorrere, accettando la bocciatura del provvedimento firmato dal proprio commissario.
Per Vulcano si tratta di un unicum politico-amministrativo. Nel comunicato il segretario si chiede: “si è mai visto un governo che nomina un commissario straordinario per fare un dimensionamento scolastico, costui lo delibera, il Tar glielo boccia e il Governo che ha nominato quel commissario per fare quella proposta dice che va bene così?”. E affonda il colpo definendo il quadro istituzionale “l’assurda repubblica di Valditaristan”, dove “bisogna imparare a non stupirsi più di niente”. Una sequenza che il sindacalista giudica sintomatica del clima di disaffezione tra cittadini e istituzioni, richiamando anche il tema dell’astensionismo elettorale come possibile riflesso di dinamiche politiche di questo tipo.
Critico anche verso le forze politiche di maggioranza che, dopo la rinuncia del Governo a ricorrere al Consiglio di Stato, hanno comunque continuato a sollecitare la Regione a presentare una nuova proposta di dimensionamento. Vulcano parla apertamente del “solito teatrino della politica, dove tutti parlano di scuola tranne la scuola stessa”.
La richiesta dell’assessore regionale e i tempi tecnici
Sul fronte più recente, la Direzione Didattica Don Milani ha chiesto, tramite il comitato costituito a sua tutela, un incontro con l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli, senza però ricevere ancora una risposta diretta. L’assessore ha comunque inviato una nota al Ministero chiedendo di mantenere invariata la situazione per l’anno scolastico 2026/27, per consentire alla Regione di riorganizzare la rete scolastica secondo tempistiche compatibili con un confronto reale sul territorio.
La richiesta, osserva Vulcano, è “una soluzione sostenibile da ogni punto di vista e di buon senso. L’unica praticabile a questo punto dell’anno”, visti i tempi ormai troppo ristretti per gestire un’operazione di questa complessità entro settembre 2026: un dimensionamento attuato in tempi così stretti rischierebbe di compromettere il funzionamento stesso delle due scuole coinvolte.
Il nodo resta aperto
Anche in caso di rinvio, avverte il segretario FLC CGIL, il tema del dimensionamento non sarebbe archiviato, ma solo posticipato, a meno che il ricorso della Regione Umbria contro il provvedimento nazionale non venga accolto – un esito che la FLC CGIL, impegnata con propri ricorsi contro i dimensionamenti su tutto il territorio nazionale, auspica apertamente. Resta da capire, sottolinea Vulcano, se l’eventuale proroga aprirà davvero una fase di confronto autentico tra Regione, Comune e Provincia di Terni, oppure se si tratterà soltanto del rinvio di una decisione già presa altrove. In caso contrario, conclude amaramente, si sarà “solo raccontato una brutta e confusa pagina di politiche scolastiche”.
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