Le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil lanciano l’allarme sulla situazione dello stabilimento Sangraf di Narni Scalo, denunciando una fase considerata sempre più critica per il futuro industriale del sito e per i lavoratori rimasti in azienda. Le segreterie territoriali, provinciali e regionali hanno diffuso una nota congiunta nella quale chiedono risposte concrete alla proprietà dopo mesi di attese e rassicurazioni ritenute insufficienti.
Al centro della vertenza ci sono il progressivo calo dell’organico, la mancanza di investimenti strutturali e le condizioni dello stabilimento, che secondo i sindacati necessiterebbero di interventi urgenti su sicurezza, manutenzione e organizzazione produttiva. Attualmente, riferiscono le sigle sindacali, nello stabilimento sarebbero rimasti circa 40 lavoratori.
“Riteniamo doveroso interrompere il silenzio di fronte a una gestione della vertenza che ha ormai superato ogni limite di sostenibilità. Siamo stanchi di rassicurazioni di facciata, accordi disattesi e piani di rilancio che restano puntualmente confinati sulla carta”, affermano Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.
Secondo la ricostruzione fornita dai sindacati, nelle settimane precedenti la dirigenza aziendale aveva prospettato nuove assunzioni e prospettive di sviluppo, ma la situazione interna allo stabilimento avrebbe seguito un andamento diverso. Le dimissioni volontarie del personale avrebbero infatti determinato una continua riduzione dei dipendenti.
La principale preoccupazione riguarda la tenuta produttiva dello stabilimento Sangraf di Narni Scalo e la capacità dell’azienda di garantire un progetto industriale stabile nel tempo. I lavoratori presenti, secondo le sigle sindacali, continuerebbero a operare in un contesto che richiede interventi non ancora avviati.
Nella nota viene richiamata anche la vicenda del nuovo direttore di stabilimento, che avrebbe lasciato l’incarico dopo un periodo limitato. “Avevamo accordato fiducia anche alla figura del nuovo Direttore di stabilimento – prosegue la nota –, che tuttavia ha rassegnato le proprie dimissioni dopo poco tempo”.
I sindacati chiedono quindi chiarimenti sulle ragioni che avrebbero portato diversi manager arrivati a Narni ad abbandonare rapidamente gli incarichi e sollecitano una maggiore presenza della proprietà sul territorio.
Secondo quanto riportato dalle organizzazioni dei lavoratori, nel mese di luglio la proprietà avrebbe partecipato a una serie di incontri istituzionali con Ministero, Regione Umbria, Provincia e Comune di Narni, tutti disponibili ad ascoltare le esigenze dell’azienda e a comprendere le prospettive future.
Nonostante questi confronti, secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, la situazione dello stabilimento non avrebbe registrato miglioramenti. “Nonostante questo clima e le rassicurazioni fornite, lo stato dell’azienda non solo non ha cambiato volto, ma è rimasto esattamente quello di prima, se non addirittura peggiorato”, sottolineano.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le relazioni sindacali. Le sigle denunciano una comunicazione giudicata insufficiente e lamentano il mancato coinvolgimento della Rsu, ritenuto necessario in una fase complessa come quella attuale.
“L’unica risposta continua a essere il silenzio o un indefinito ‘vi faremo sapere’, oltre al mancato coinvolgimento della Rsu che in una fase così delicata sarebbe fondamentale”, dichiarano i sindacati.
Secondo le rappresentanze dei lavoratori, non sarebbe più sufficiente fare riferimento a messaggi generici di rilancio, ma servirebbe una presenza gestionale concreta sul territorio italiano.
La vertenza Sangraf viene quindi indicata dai sindacati come una questione industriale che riguarda non solo il presente dei dipendenti, ma anche il futuro del sito produttivo e dell’indotto collegato.
Le organizzazioni sindacali hanno annunciato che informeranno il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla situazione dello stabilimento, ricordando il ruolo strategico attribuito negli anni al sito di Narni.
“Non intendiamo più accettare compromessi al ribasso. Qui in ballo ci sono il futuro industriale di un sito e il presente dei lavoratori e delle loro famiglie”, concludono le sigle sindacali.
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Azienda ? Se i cinesi operano così altro che modello cinese da seguire …….!