L’economia umbra è in convalescenza ma servono cure drastiche, per esempio l’immissione di personale formato che possa dare fiato alle imprese, sempre più a corto di manodopera specializzata. La congiuntura economica, particolarmente con le vicende geopolitiche che riguardano i due paesi a maggior tasso di export dell’Umbria, ovvero Germania e Usa, si fa sentire e in Umbria più che nel resto d’Italia. Il quadro tracciato dal Report Confartigianato su trend economia, congiuntura e MPI – Focus Umbria e presentato presso la sede di Confartigianato Terni è dunque con luci ed ombre, più le seconde delle prime.
Presenti oltre al numero 1 di Terni dell’associazione Mauro Franceschini, anche il segretario Michele Medori; l’amministratore Unico di Sviluppumbria Luca Ferrucci; Federico Sisti Segretario della camera di commercio regionale, l’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti; e Licia Redolfi del centro studi nazionale di Confartigianato.
I dati generali
Cresce l’occupazione, che al primo trimestre 2025 si attesta al 68,1%, superando di 5,6 punti percentuali quello medio nazionale (62,5%). In un anno, il tasso cresce di 1,1 punti, leggermente meglio rispetto al +0,9% nazionale, e in accelerazione rispetto alla dinamica del 2024. In generale, gli occupati in Umbria crescono del 2,5 percento superando di 0,7 punti il +1,8% nazionale. A trainare la crescita è la componente femminile (+4,6%), più del doppio rispetto al dato nazionale (+2,1%), mentre quella maschile cresce solo dello 0,8% (Italia +1,7%).Le MPI (medie e piccole imprese) trainano la crescita con un +8,1% (Italia +7,2%), rappresentando il 69,5% delle entrate (Italia 64,5%).
Molto lavoro autonomo o indipendente (+46, contro il -0,4 nazionale), meno quello dipendente che cresce (+1,8) ma meno della media italiana (2.4). Le note dolenti stanno nel fatto che se è vero che c’è lavoro (previste 16.220 entrate nel trimestre giugno-agosto, +4,8 %, oltre la metà di queste (55,8%) non sarà soddisfatta perchè mancano i profili. Un dato stabile rispetto al 2024, rispetto invece al miglioramento (-2,2) a livello nazionale
L’Umbria e il contraccolpo economico
Tiene l’export umbro: + 5,9% (Italia +3%), con picchi del 9,2 (-13 per l’Italia) nei settori chiave delle Mpi ovvero alimentari, legno, mobili, moda, metallo, gioielleria, occhialeria. Se i dati sono ancora buoni, con una crescita molto forte dell’export verso Germania (+14) e Usa (+21), adesso ci sarà da fare i conti con i dazi: “Ci sono tutti i segnali di un quadro internazionale che rallenta- dice Luca Ferrucci au di Sviluppumbria – e una intenazionalizzazione che rallenta per via di una tendenza al sovranismo e una spesa pubblica concentrata su alcuni settori come il riarmo. I nodi purtroppo stanno arrivando al pettine”
La situazione si riflette anche sugli investimenti nel green (appena il 25,4 delle imprese umbre, sugli stessi livelli nazionalI) e sulla formazione in sostenibilità (28,2 contro il 30,6 nazionale), ma anche nella digitalizzazione (investimenti al 62,4, ma formazione al 31,3, dati più bassi della media nazionale) e anche qui si paga la carenza di personale formato, particolarmente negli ambiti del risparmio energetico (57 percento, più della media nazionale che è 49) e nel digitale (63,6 contro il 53,5)
In affanno il credito alle imprese, sceso molto più della media nazionale (calo del 3,5 contro 1,5 italiano) e sprofondato se guardiamo alle Pmi (-6,3 rispetto al 5.8). ). Per quanto riguarda il costo del credito, a marzo 2025 le imprese in Umbria pagano un tasso effettivo di 5,9% di poco superiore alla media nazionale di 5,7%, ma per le piccole imprese il tasso sale al 9,8% con un divario di ben 420 punti base rispetto al 5,6% pagato dalle restanti imprese in regione.
“Cresciamo come occupazione ma non come livelli retributivi – sottolinea Ferrucci – e il calo energia pesa ancora moltissimo, alla luce delle guerre in corso. Il problema della regione è che amplifica nelle congiunture nazionali: se l’economia italiana non va bene (cioè quando il Pil cresce meno del 0,5 percento), l’Umbria fa peggio; se l’Italia fa meglio dello 0,5, l’Umbria vola di più. Ora purtroppo siamo nella prima fase”.
Aggiunge Mauro Franceschini: “Ci sono dei settori come l’edilizia in molta difficoltà, una stretta del credito forte e la fatica per chi ha investito in digitalizzazione a trovare figure professionalizzate. La situazione congiunturale è fortemente critica”,
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