Architetto Andreani, qual è secondo lei l’approccio corretto per parlare del futuro urbano della nostra città?
Mi piace sempre partire dal contesto generale, da una visione più ampia della città e delle sue dinamiche. Non possiamo affrontare i problemi urbani con una logica ristretta. Voglio ricordare, a tal proposito, un convegno fondamentale: quello del Cresme del 2020, che ha tracciato le principali direzioni del futuro prossimo delle città della provincia italiana.
Quali sono, a suo avviso, le due questioni centrali emerse da quel convegno?
Le due grandi questioni sono la demografia e la competitività urbana. Sulla demografia: è vero che non c’è più crescita, ma questo non deve essere visto solo in negativo. Una crescita ferma comporta, per esempio, una maggiore disponibilità e ragionevoli valori immobiliari, con possibilità nuove per ripensare gli spazi urbani. La seconda questione, invece, è qualcosa che la nostra generazione ha conosciuto poco: la competitività urbana.
Cosa intende per competitività urbana, concretamente?
Non si tratta solo del classico discorso “vengono da Roma a Terni perché è vicina”. Parliamo invece di una tendenza stabile, che riguarda la capacità di una città di offrire una qualità della vita elevata, di essere attrattiva non solo economicamente, ma socialmente, culturalmente e dal punto di vista ambientale. Negli ultimi anni, sempre più persone scelgono consapevolmente Terni perché è una città vivibile, equilibrata, a misura d’uomo e vicina alla campagna,
È un modello che viene da esperienze estere?
Sì, il concetto è nato in Francia, a Bordeaux, dove il sindaco ha parlato della “città media” come quella capace di riportare la campagna nella metropoli, i valori delle grandi città in un tempo quotidiano ragionevole e vicino alla natura. Questa idea ha un valore forte: la linea veloce, per esempio, deve servire proprio a rendere la città più competitiva. Non è solo un’infrastruttura tecnica, ma un mezzo per sostenere un progetto di futuro.
Quindi, più che una soluzione a breve termine, una visione strategica a lungo raggio?
R. Esattamente. Questo è un tema che va affrontato pensando ai prossimi vent’anni, non all’immediato delle nostre esigenze. Non possiamo limitarci alla risoluzione di problemi contingenti: serve una visione urbana di lungo periodo, serve progettualità, consapevolezza e coraggio.
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