La contesa di una bici degenera in rissa con coltelli: assolti per mancanza di prove

La vicenda risale al 2017 ed il giudice non è riuscito a provare il pieno coinvolgimento di tutti gli imputati nel fatto di sangue

Si conclude con un’assoluzione collettiva la vicenda di una rissa in discoteca risalente dal 2017.  La contesa, originata da una disputa per il possesso di una bicicletta sottratta, è rapidamente degenerata pssando dagli schiaffi a una lotta armata con coltelli, bastoni e bottiglie rotte, lasciando diversi feriti sul campo. Il più grave tra questi ha avuto bisogno di dieci giorni per le cure delle ferite riportate.

Al centro di questa bufera giudiziaria, due individui, inizialmente accusati di essere stati gli inneschi del caos per via della bicicletta contesa. Nonostante una condanna in primo grado, la Corte d’Appello di Perugia ha ribaltato la sentenza, proclamandoli innocenti per mancanza di prove concrete della loro partecipazione attiva alla rissa o dell’avere causato l’alterco.

La Procura Generale, tuttavia, non si è detta convinta dalla sentenza di appello e ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione, criticando la decisione per un presunto “vizio di travisamento delle prove per omissione”. In particolare, il ricorso contestava la valutazione della Corte d’Appello relativa ai referti medici degli imputati, in particolare uno che indicava una “ferita accidentale”, senza però tenere conto di altri elementi significativi come il luogo e l’ora dell’evento, coincidenti con quelli segnalati dagli altri coinvolti.

I giudici della Cassazione, esaminando il ricorso, hanno concluso per l’infondatezza delle accuse, sottolineando l’assenza di elementi chiari riguardo alla dinamica della rissa e al ruolo specifico degli imputati. La mancanza di prove certe e la difficoltà nel delineare le precise circostanze e le responsabilità all’interno del tumulto hanno portato alla decisione di rigettare il ricorso della Procura Generale, confermando l’assoluzione degli imputati.

Redazione

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