Caos in ATC 3 Umbria: divisioni e ritardi compromettono la stagione venatoria

La gestione controversa dell'ATC 3 Umbria solleva questioni di unità e operatività tra cacciatori, ambientalisti e agricoltori.

In un contesto dove la coesione e l’unità avrebbero dovuto prevalere per affrontare le sfide comuni, l’ATC 3 della Regione Umbria si trova ora nel caos, a causa di scelte discutibili che hanno alimentato divisioni piuttosto che collaborazione. La situazione attuale è il risultato di una serie di decisioni che hanno visto prevalere gli interessi di pochi a discapito di una governance condivisa e inclusiva, indispensabile per la corretta gestione faunistica e ambientale.

Il fulcro della disputa risiede nella nomina del Presidente dell’ATC 3, avvenuta senza un consenso ampio tra le parti interessate, nonostante i numerosi segnali di malcontento espressi da ampie fasce delle associazioni venatorie, ambientaliste e agricole. La Regione Umbria, per motivi non chiariti, ha optato per una scelta che ha trascurato il dialogo e il coinvolgimento attivo dei principali attori coinvolti, mettendo in secondo piano il principio di rappresentatività e partecipazione.

Questo approccio ha portato a una frattura evidente all’interno del comitato ATC3, con conseguenze dirette sulle attività venatorie, principalmente il ripopolamento di selvaggina stanziale, ora gravemente compromesso. La decisione di nominare un presidente senza il sostegno della maggioranza dei membri del comitato ha seminato discordia e inefficienza, con l’ente che si ritrova paralizzato da conflitti interni e incapace di portare avanti le proprie funzioni.

Le associazioni venatorie, tra cui spicca Federcaccia, hanno più volte esposto le proprie perplessità e presentato proposte costruttive, nel tentativo di ricercare un terreno comune per la gestione condivisa dell’ATC. Il rifiuto di queste proposte e la mancanza di una leadership inclusiva hanno solo aggravato la situazione, lasciando i cacciatori senza le risorse necessarie per una stagione venatoria regolare e sostenibile.

Nonostante i tentativi di dialogo e la chiara volontà di lavorare insieme per superare le divisioni, la recente nomina del Presidente e la gestione successiva delle operazioni hanno mostrato una palese mancanza di volontà politica da parte della Regione di agire come mediatore e garante degli interessi di tutte le parti coinvolte. Ciò ha sollevato interrogativi sulla legittimità e sull’efficacia delle scelte operate, con evidenti ripercussioni sulla gestione dell’ATC e sul benessere della fauna selvatica e dell’ambiente.

In questo scenario di incertezza e tensione, la Federcaccia sottolinea l’importanza della collaborazione e del rispetto reciproco, ribadendo la propria disponibilità a contribuire attivamente alla soluzione delle problematiche, pur mantenendo fermo il proprio impegno verso la dignità e l’autorevolezza che caratterizzano la sua storia e la sua struttura. La necessità di ritrovare un’unità di intenti tra i vari portatori di interesse è più pressante che mai, per garantire un futuro sostenibile e inclusivo per l’ATC 3 e per l’intera comunità venatoria e ambientalista umbra.

Redazione

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