Ast e caro-energia, sindacati in allarme: “Fare chiarezza, governo intervenga”

Transizione, siderurgia e caro-energia: il sindacato metalmeccanico Cisl sollecita interventi urgenti su Arvedi AST e sul comparto strategico dell'acciaio. Parla anche Fismic

Il Segretario Nazionale Fim Cisl, Valerio D’Alò, e il Segretario Generale Fim Cisl Umbria, Simone Liti, intervengono sul tema del caro-energia che sta mettendo in difficoltà il comparto siderurgico italiano, all’indomani dell’allarme lanciato dal gruppo Arvedi AST sulla sostenibilità produttiva dello stabilimento di Terni. Per i due sindacalisti, imprese e sindacato devono trovare una convergenza sulla gestione della transizione, perché il tema riguarda l’intero sistema industriale nazionale e non può essere affrontato in ordine sparso.

«Ci sono temi su cui imprese e sindacato devono convergere se si ha a cuore il paese e il sistema industriale. Uno tra questi è la gestione della transizione», affermano D’Alò e Liti, sottolineando come l’Italia si trovi a competere sul mercato europeo con condizioni abilitanti diverse rispetto agli altri paesi. «Non possiamo continuare a giocare sul terreno europeo se chi gareggia non ha le stesse condizioni abilitanti. Si parte troppo svantaggiati e il Governo deve fornire risposte ai temi caldi che interessano i settori strategici».

Il nodo principale resta quello del costo dell’energia, considerato incompatibile con l’obiettivo, condiviso a livello nazionale, dell’elettrificazione della siderurgia. «Se l’obiettivo condiviso è l’elettrificazione della siderurgia non possiamo immaginare che sia proprio il costo dell’energia a metterci fuori gioco e fuori mercato. Pagare quasi 6 volte in più il prezzo che è dovuto negli altri paesi è da sé un elemento di forte disparità», spiegano i due esponenti Fim Cisl, riferendosi al differenziale che penalizza le aziende energivore italiane rispetto ai concorrenti europei.

Un secondo punto riguarda la certezza degli accordi di programma sottoscritti dalle istituzioni con i gruppi industriali. Per D’Alò e Liti, questi accordi devono tradursi in impegni concreti e verificabili nei tempi stabiliti. «Bisogna far sì che gli accordi di programma che si firmano abbiano gambe e realizzazione in tempi certi e, se nelle scorse ore anche il gruppo Arvedi AST lancia l’allarme perché ne vengano rispettate le condizioni stabilite, si rimane nell’ambito in cui gli industriali non possono avere un quadro certo su cui impostare gli investimenti. Non possiamo pretendere investimenti da una parte, ma venir meno alle condizioni che devono favorirli dall’altra».

Secondo i sindacalisti, la richiesta delle aziende siderurgiche di condizioni energetiche più favorevoli coincide con l’interesse dei lavoratori a un rilancio produttivo e a migliori condizioni occupazionali. «Quando gli acciaieri chiedono condizioni migliorative sui costi energetici non possono che vederci favorevoli perché per noi questo si traduce in meno difficoltà a rilanciare le produzioni, ammodernare gli impianti e di conseguenza, cosa che per noi è prioritaria, poter garantire condizioni migliori ai lavoratori dal punto di vista di salute e sicurezza e modernità dei luoghi di lavoro ma anche dal punto di vista salariale», sottolineano D’Alò e Liti, evidenziando come modernizzazione degli impianti e tutela dei lavoratori siano obiettivi complementari.

Per questo, gli allarmi lanciati dalle diverse parti sociali e industriali non devono restare inascoltati: «Gli allarmi lanciati da tutte le parti non possono e non devono cadere nel vuoto. Il tema dei costi energetici deve diventare priorità nell’agenda del governo sul tema transizione, altrimenti ne saremo travolti e rischiamo di perdere un settore fondamentale – quello della siderurgia – in un paese manifatturiero».

Interviene anche la Fismic Confsal

Sul medesimo tema è intervenuta anche la Fismic Confsal, che tramite una nota congiunta del segretario generale Sara Rinaudo e del segretario territoriale Terni Andrea Difino ha chiesto la convocazione urgente di un incontro tra azienda, sindacati e istituzioni. «Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arvedi AST, Dimitri Menecali, sul rischio di una riduzione dei livelli produttivi e occupazionali determinata dagli elevati costi dell’energia devono essere prese con la massima serietà. Quando l’amministratore delegato di una realtà strategica per la siderurgia italiana prospetta possibili conseguenze sulla continuità produttiva, il sindacato non può far finta di nulla né limitarsi ad assistere a uno scambio di responsabilità», dichiarano Rinaudo e Difino.

Nella nota vengono richiamati anche i dati sul differenziale del costo dell’energia elettrica sostenuto dal sito ternano rispetto ai principali competitor europei: «I dati richiamati dall’azienda evidenziano uno svantaggio competitivo rilevante: AST sostiene un costo dell’elettricità pari a 128,54 euro per MWh, contro gli 87,58 euro della Spagna, gli 85,65 della Germania e i 52,69 della Francia. Per un sito siderurgico fortemente energivoro, un differenziale di questa portata incide direttamente sui costi di trasformazione e sulla capacità di competere sui mercati europei».

Per Fismic Confsal, la vicenda non riguarda soltanto l’emergenza energetica ma la politica industriale complessiva del Paese: «La questione energetica non nasce oggi e non può essere trattata come un’emergenza passeggera. Riguarda la politica industriale del Paese e il futuro di uno stabilimento che rappresenta un patrimonio strategico per Terni, per l’Umbria e per l’Italia, con oltre 2.550 lavoratori tra dipendenti diretti e somministrati e circa 1.000 addetti nell’indotto».

Il sindacato richiama in particolare l’Accordo di programma sottoscritto l’11 giugno 2025 tra Governo, Regione Umbria, Comune di Terni, Invitalia e Gruppo Arvedi, che prevede investimenti complessivi per circa 1,13 miliardi di euro, suddivisi in 557 milioni entro il 2028 e ulteriori 573 milioni nella fase successiva. «Parliamo di un programma di dimensioni considerevoli, ma non è sufficiente richiamarne il valore complessivo. Occorre conoscere puntualmente quanto sia stato effettivamente investito, a partire dai circa 250 milioni già indicati nella fase iniziale, dove siano state destinate le risorse, quali interventi siano stati completati, quali debbano ancora partire e secondo quale cronoprogramma. Gli investimenti devono tradursi in maggiore competitività, continuità produttiva, sicurezza, sostenibilità e tutela dell’occupazione», sottolineano Rinaudo e Difino, chiedendo alla rappresentanza dei lavoratori un’effettiva possibilità di verifica sull’attuazione degli impegni assunti.

I due sindacalisti precisano di muoversi senza pregiudizi politici: «La Fismic Confsal non ha colori politici né governi amici o nemici da difendere o attaccare preventivamente. Non intendiamo attribuire responsabilità senza una verifica puntuale dei fatti, ma non siamo disponibili neppure a sottovalutare l’allarme dell’azienda. Governo, Regione, istituzioni locali e Gruppo Arvedi hanno assunto impegni precisi e ciascuno deve rendere conto, per la propria parte, dello stato della loro attuazione».

Per questo Rinaudo e Difino chiedono la convocazione urgente di un incontro comune con l’azienda, tutte le organizzazioni sindacali e le istituzioni coinvolte nell’Accordo di programma, partendo dal livello territoriale e coinvolgendo subito dopo il tavolo nazionale competente. «Il confronto dovrà verificare lo stato di avanzamento degli investimenti, le risorse già utilizzate e quelle ancora da attivare, le misure per rendere sostenibile il costo dell’energia, l’accesso all’energia idroelettrica prodotta in Umbria, gli strumenti collegati all’utilizzo del rottame inossidabile e, soprattutto, le prospettive produttive e occupazionali dello stabilimento e dell’indotto».

«Non servono contrapposizioni ideologiche, processi sommari o nuove dichiarazioni di principio. Serve un’operazione di verità che metta intorno allo stesso tavolo istituzioni, azienda e rappresentanti dei lavoratori, con dati verificabili, tempi definiti e responsabilità chiare. La difesa di AST deve unire il territorio e diventare una priorità industriale nazionale», concludono i due sindacalisti, ribadendo la disponibilità del sindacato al confronto: «La Fismic Confsal è pronta a confrontarsi con tutti senza pregiudizi, con un solo interesse da rappresentare: garantire a Terni una siderurgia forte, competitiva e sostenibile e tutelare il lavoro, le professionalità e il futuro del territorio».

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