“Com’eri vestita?”: a Lugnano in Teverina la mostra sulla violenza di genere (FOTOGALLERY)

A Palazzo Pennone fino al 27 agosto la violentissima installazione a cura di Amnesty International che sfata la classica frase che viene pronunciata ad ogni atto violento verso una donna

Consigli per una gita fuori porta? Andate a Lugnano in Teverina. Oltre a godere delle bellezze di un paese medioevale ricco di storia, potete in questi giorni – e fino al 27 agosto – ammirare la mostra “Com’eri vestita?”, promossa da Amnesty International. Una mostra che è un cazzotto in faccia, ispirata alla domanda che più spesso e assurdamente si sente rivolgere
chi è stata vittima di abusi. E la risposta da dare, è sempre la stessa, “non è l’abito che si indossa che causa una violenza sessuale, ma è una persona a causare il danno”.

Ecco allora, per sfatare una affermazioni ancora sempre diffusa, secondo la quale è colpa “di come si veste la donna” se una violenza accade, Amnesty ha portato, nei locali di Palazzo Pennone, sede del Comune, diciassette postazioni che espongono gli abiti indossati da altrettante vittime di violenza sessuale, con una didascalia che racconta la loro storia. Jeans e magliette, una tuta, un
maglione grigio, un camice da lavoro, un completo pantaloni, un abito da sposa e altro ancora: vestiti muti e immobili, sotto una maschera bianca, che trasmettono al visitatore il trauma di chi quella violenza l’ha subita e si è sentita paradossalmente mettere sotto accusa.

Le divise

  • Un camice azzurro da impiegata delle pulizie, dunque un abito da lavoro, eppure ecco la prima denuncia di aggressione, da parte del datore di lavoro
  • Maglione a collo alto, e pantaloni blu, il simbolo di una famiglia borghese, ben vista, impegnata nel sociale. In quel contesto ecco “l’amico di famiglia” che violenta
  • Abito bianco da sposa: un matrimonio combinato, una giovanissima sposa una persona anziana che la violenta la prima notte di nozze.

L’idea della mostra prende avvio nel 2013 negli Stati Uniti da un progetto dei Centri di prevenzione della violenza delle università del Kansas e Arkansas, ispirandosi ai versi di “Wath I was wearing” di Mary Simmerling, poetessa e attivista canadese. La versione italiane del progetto, creata nel 2020 da Libere Sinergie e diffusa da Amnesy, arriva a Lugnano dopo aver girato musei e scuole in tutta Italia ed è curata dal Gruppo 015 di Amnesty International

 

Redazione

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