Terni e l’integrazione: “Storie, formazione e lotta agli stereotipi per costruire cittadini attivi” (VIDEO)

A Piazza della Pace si è svolto il primo dei quattro talk di "Voci dal Mondo" organizzato dal settimanale La Voce e dall'Università per Stranieri. Il direttore Morini: "Ripartire dalle comunità". Il prorettore Marini: "Capire che le esigenze sono cambiate". Il racconto dei giovani di seconda generazione

Lo storytelling per raccontare l’integrazione, ma soprattutto, per raccontare l’Umbria che cambia dall’interno, senza pregiudizi, lontani dagli stereotipi e senza fake news.

Piazza della Pace si è colorata come sempre di tutti i colori del mondo, ma sabato pomeriggio sembravano brillare più forte.  Volti giovani, qualcuno giovanissimo, decisi a raccontare e raccontarsi ma  soprattutto a spiegare perché per superare le barriere che attualmente ostacolano l’integrazione occorre la conoscenza e lo scambio reciproco.

Villaggio Italia e la cittadella delle Associazioni ha ospitato la prima delle quattro tappe (le altre saranno a Gubbio, Spoleto e Perugia) del protetto “Voci dal mondo”, la grande sfida che il settimanale dei vescovi umbri La Voce e l’Università per Stranieri hanno lanciato insieme a Radio Glox e la Ong Tamats Ets: raccontare le migrazioni e le comunità di stranieri sul territorio grazie allo sguardo e alla voce delle comunità stesse.

“Ce n’è bisogno – dice Daniele Morini, direttore responsabile de La Voce – perché bisogna andare al di là dei luoghi comuni e degli stereotipi che vogliono raccontare le migrazioni mandando la storia da una sola parte. Bisogna riscoprire la verità e le storie personali, che aiutano ad entrare in empatia con questa gente”.

“L’Umbria è terra di accoglienza – ha ricordato Rolando Marini, prorettore dell’Università per Stranieri. Oggi il profilo del migrante che arriva qui è diverso, perché le guerre, le crisi internazionali umanitarie ed economiche hanno cambiato il profilo di chi arriva. Adesso abbiamo principalmente profughi e rifugiati, per cui servono misure di insediamento: lingua, cultura generale e costruzione della cittadinanza sono i cardini”.

I racconti in piazza della pace

E le storie non sono mancate. Tanti immigrati di seconda o terza generazione, molti nati e cresciuti a Terni, altri arrivati da bambini, che parlano ad altri immigrati nell’anfiteatro della piazza ma che nei prossimi giorni lo faranno a tutta la comunità attraverso la radio, i social de La Voce e non solo: “Il nostro sogno? Vedere ragazzi come noi lavorare negli uffici pubblici e non soltanto a fare i muratori oppure a raccogliere i pomodori nei campi, col rischio di fare la fine del bracciante di Latina. Ma senza la cittadinanza italiana questo non è possibile, il Governo su questo deve venirci incontro”, dice Kumar detto Billy, che vive a Narni da 10 anni e studia a Roma. “Dobbiamo far sentire la nostra voce, se non lo facciamo noi non lo farà nessuno – prosegue – La rivoluzione comincia dalle piccole cose”.

C’è invece un titolo di studio ce l’ha, ma non può usarlo perché in Italia non vale. Come Juliana Pimentel, laureata in storia e teologia in Brasile e arrivata a Terni 6 anni fa: “A 39 anni mi sono rimboccata le maniche e nonostante una famiglia mi sono rimessa a studiare – spiega – ora mi sono laureata in scienze sociali, con una tesi proprio sui migranti a Terni. Perché una tesi su questo argomento? Perché sentivo che c’era bisogno di sapere e far sapere qual è la situazione. Vorrei mettere a frutto tutto questo, mettere la nostra esperienza al servizio della città, perché anche noi abbiamo una testa per ragionare”. Concetto ribadito da Zoe dell’associazione L’Arcobaleno e il Mare che si occupa delle persone in difficoltà: “Tutti noi siamo ricchi, tutti possiamo dare qualcosa”.

Grande spazio è stato dato alla comunità rumena, che rappresenta circa un terzo degli immigrati sul territorio ternano. Da Viola Bunduc, sociologa impegnata nel terzo settore a Gina Dumitru, docente e presidente dell’associazione Il Fiore Blu, unica realtà italiana ad aver vinto un bando finanziato dal governo della Romania per attività di cittadinanza attiva della comunità rumena in Italia. Un progetto che va dalle scuole di lingua rumena in Italia, alla scuola rumena a Terni ad attività di integrazione fra le due  comunità: “Non si può fare integrazione con progetti uguali dovunque”, hanno ricordato “Perché ogni comunità ha i suoi bisogni specifici”. Su questo fronte, l’assessore al welfare Viviana Altamura, che su input delle comunità ha riavviato il tavolo interculturale (ex consulta degli stranieri), ha sottolineato: “Soltanto ascoltando le comunità si può capire quali sono i reali bisogni di ciascuno. Le comunità degli stranieri del territorio mettono a disposizione il loro bagaglio di cultura ed esperienze, sta a noi amministratori sfruttarli al meglio per il bene della città”.

C’è stato poi spazio per raccontare le due best practices di Terni, dalla scuola di italiano e cultura generale attivata presso la parrocchia di Santa Croce e l’attività di formazione professionale e recupero dei detenuti stranieri presso la struttura Il Leccio di Disma del convento beato Antonio Vici di Stroncone.

La sfida quindi è quella della conoscenza, perché solo la conoscenza scaccia la paura: “Ciò che non si conosce spaventa”, spiega Viola Bunduc– per fare integrazione bisogna lavorare su questo”. Col monito finale riservato a Eddy Nebo, padre nobile della comunità immigrata, a Terni dal 1977: “L’integrazione è fondamentale – spiega – ma non è sinonimo di assimilazione. Bisogna restare sempre legati alle proprie radici, altrimenti il rischio è di fare la fine della Francia”.

Chiude il professor Marini: “Bisogna ricordarsi che l’integrazione si fa in due: la comunità deve aprirsi all’ascolto e all’accoglienza, ma ogni realtà deve a sua volta andare incontro al territorio, per ascoltarlo, senza chiudersi in sè stessa”.

Redazione

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