Anche all’ospedale di Orvieto il 70 percento delle richieste di visite e prestazioni sono improprie. Il dato arriva dall’audizione in commissione al Palazzo comunale di orvieto di Ilaria Bernardini, Direttrice Sanitaria del presidio ospedaliero di Orvieto,convocata dalla Commissione Consiliare Permanente sulla Sanità e il Sociale.
Il Comitato Orvietano per la Salute Pubblica ha seguito l’incontro, evidenziando criticità e aspettative.
La Direttrice Bernardini, in carica dal febbraio 2024, ha presentato alcune linee d’azione per ripristinare la piena funzionalità dell’Ospedale di Orvieto come DEA di 1° livello, ma ha ammesso che “le criticità strutturali, soprattutto legate alla carenza di personale, rimangono irrisolte”. La difficoltà nel reperire medici specialisti è stata una delle questioni principali: molti professionisti preferiscono altre sedi lavorative più attrattive, e bandi di assunzione, come quelli per infermieri a tempo determinato, ricevono risposte limitate.
Tra i problemi segnalati, il Comitato ha ricordato che dal 2022 ben 41 chirurghi hanno lasciato l’Ospedale. “Come mai così tanti professionisti se ne sono andati? Questa è una domanda che merita risposte concrete”, ha dichiarato il consigliere Stefano Biagioli.
Nonostante le rassicurazioni della Direttrice e del Sindaco sul fatto che l’Ospedale non rischia la chiusura, il Comitato ha ribadito che “nessuno ha mai parlato di chiusura, ma della necessità di potenziarlo”, sottolineando che, pur essendo un DEA di 1° livello, molti servizi previsti per questo standard non sono effettivamente garantiti.
Il problema delle liste d’attesa ha generato discussioni accese. Il presidente della Commissione, Evasio Gialletti, ha affermato che “il 70 percento delle richieste di visite e prestazioni sono improprie”. Parole alle quali il Comitato ha risposto: “non si può attribuire ai pazienti la colpa delle lunghe attese: la soluzione non è diminuire la domanda, ma aumentare e migliorare l’offerta”. Dal canto suo, Bernardini su questo tema, ha tenuto a precisare che bisogna lavorare insieme ai Medici di famiglia e il Distretto sanitario affinché si possa cambiare l’approccio iniziale relativo alle prescrizioni delle visite specialistiche, governando in maniera più adeguata le prescrizioni che poi vengono effettuate dagli stessi Medici di famiglia.
Un punto critico evidenziato dal Comitato riguarda la mancanza di domande specifiche da parte dei consiglieri su documenti chiave come il Piano Attuativo Locale (PAL) e le analisi territoriali dell’AUSL. Inoltre, nessuno ha chiesto dettagli sulle 50 operazioni pediatriche effettuate dall’Ospedale a partire da settembre 2024.
“Ci auguriamo che i prossimi incontri dimostrino una volontà concreta di affrontare le criticità e di proporre soluzioni reali”, ha dichiarato il Comitato, proponendo anche l’organizzazione di Consigli Comunali aperti alla cittadinanza per favorire un confronto costruttivo.
“Noi, come cittadini, continueremo a vigilare e a far sentire la nostra voce per garantire il futuro della sanità locale”, conclude il Comitato.
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