La giustizia dello Stato Pontificio è raccontata con un mix di cronaca nera e resoconto storico nel volume di Pino Coscetta, Giustizia e giustiziati nella Orvieto del papa re. Attraverso i documenti d’archivio, l’autore ricostruisce episodi che rivelano il lato oscuro di un’epoca, dove la giustizia era spettacolare, crudele e spesso politicizzata.
Crimini e processi significativi
Tra i diciannove omicidi documentati ad Orvieto tra il 1548 e il 1870, Coscetta ne ha selezionati nove per la loro rilevanza storica e narrativa. Un decimo caso esula dagli omicidi, concentrandosi sull’abuso di potere perpetrato da Girolamo Travaglino, un Bargello accusato di violenze seriali, che venne condannato ai remi a vita insieme al sacerdote complice Turidano de’ Turidani. Questi eventi mostrano come i confini tra criminalità e autorità fossero spesso sottili e ambigui.
Il libro offre un resoconto dettagliato di casi emblematici, come quello del falso prete Domenico Spallaccini, bruciato vivo, e della tragica fine di Angelina Neri, uccisa per una disputa su una pecora. Emergono anche figure drammatiche come Agostina Paglialonga, prima donna giustiziata dal famoso boia Mastro Titta per aver ucciso i suoi figli.
La spettacolarizzazione della giustizia
Prima del Rinascimento, le pene venivano eseguite lontano dalla vista del pubblico, spesso nelle carceri. Con papa Paolo III, però, si avviò un’epoca di “giustizie esemplari”. Le condanne a morte venivano pubblicizzate con manifesti affissi sulle porte delle chiese e svolte in piazza come veri e propri spettacoli pubblici. Queste esecuzioni avevano l’obiettivo di ammonire e disciplinare la popolazione, trasformando i patiboli in palcoscenici del potere.
Ad Orvieto e nei dintorni, dall’impiccagione allo squartamento, ogni pena rifletteva un sistema giudiziario tanto severo quanto teatrale. La Breccia di Porta Pia nel 1870, che segnò la fine dello Stato Pontificio, pose fine a questa lunga tradizione di giustizia spettacolare.
Un viaggio nella storia locale
Non solo crimini efferati: l’ultimo capitolo del libro raccoglie curiosi episodi giudiziari che, pur non essendo crimini, evidenziano il rigore e a volte l’assurdità del sistema legale del tempo. Coscetta, con uno stile avvincente, restituisce vita e contesto a questi casi, trasformandoli in un prezioso spaccato della società dell’epoca.
Chi è Pino Coscetta
L’autore, Pino Coscetta, giornalista e scrittore nato nel 1940, ha trascorso gran parte della sua carriera al Messaggero. Specializzato in storia locale e saggistica, Coscetta ha saputo fondere le sue competenze giornalistiche con un’attenta ricerca storica, offrendo al lettore una narrazione vivida e documentata.
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