Gratteri a Terni: «Le intercettazioni non sono un costo, ma un investimento contro le mafie»

Il procuratore di Napoli presenta il suo libro e attacca la proposta del Ministro Nordio: «Il silenzio è complicità»

Durante un incontro organizzato dall’associazione Terni Domani, il procuratore Nicola Gratteri ha lanciato un duro monito sul ruolo delle intercettazioni e la penetrazione mafiosa nel tessuto sociale ed economico italiano. L’evento, svoltosi giovedì pomeriggio al PalaSì di Terni, ha avuto come fulcro la presentazione del libro Una cosa sola – Come le mafie si sono integrate al potere, scritto insieme ad Antonio Nicaso. I due autori sono stati intervistati da Luca Ginetto, caporedattore della Tgr Umbria.

Secondo Gratteri, le mafie non sono un fenomeno arcaico, bensì una realtà perfettamente integrata nella società contemporanea. La loro forza si fonda sul consenso popolare: «Il rito del caffè è simbolico – ha detto – più persone ti offrono il caffè, maggiore è il tuo potere. È questo il termometro del controllo sociale delle mafie». Un consenso che permette alle organizzazioni criminali di radicarsi nel territorio, spesso partendo da attività lecite acquistate con i proventi del narcotraffico, come bar, ristoranti o alberghi.

Gratteri ha spiegato il meccanismo con cui le mafie si infiltrano: «Chi arriva su un territorio acquista un’attività, poi apre un’impresa edile con lavoratori in nero. Così si radica, conquista consenso e determina il voto. Non ha colore politico: si allea con chi garantisce interessi».

Il procuratore ha inoltre denunciato l’attuale trasformazione digitale della criminalità organizzata, citando il darkweb come il luogo dove oggi si consumano le attività più pericolose: «Con uno smartphone si può comprare cocaina, armi, dati sensibili. È un supermercato dell’illegalità. E mi dite – ha aggiunto ironicamente – chi dovremmo pedinare, se oggi si compra droga online?».

Gratteri ha riservato parole forti per il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha proposto una riduzione delle intercettazioni per ridurne i costi. Il magistrato ha respinto con fermezza questa tesi: «Le intercettazioni costano 170 milioni l’anno? Ma quanto valgono i sequestri da milioni di euro che ne derivano? Solo da un hacker del Ministero della Giustizia abbiamo recuperato 42 milioni di Bitcoin».

Infine, ha criticato le minacce di sanzioni disciplinari contro i magistrati critici verso il Governo: «Io non taccio. Lavoro da quasi 40 anni contro le mafie. Il silenzio è complicità».

Redazione

Seguici su

Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
1 Comment
più nuovi
più vecchi più votati
Commento da Facebook
1 anno fa

Evviva il grande GRATTERI

Articoli correlati

Altre notizie