Moplefan, si ripassa dal via: mancano i soldi, 80 dipendenti in cassa integrazione

Solo lo scorso Novembre la presentazione della nuova proprietà con Regione e Comune che cantavano vittoria. Ora invece è stata sospesa anche la certificazione del prodotto

È ufficiale: da oggi mercoledì 4 Giugno 80 dipendenti su circa 96 della Moplefan di Terni entreranno in cassa integrazione. La decisione è stata comunicata martedì dai vertici aziendali a sindacati e lavoratori. La misura, al momento prevista per un mese, segna un ulteriore passo indietro per l’azienda rinata dalle ceneri della Treofan grazie all’acquisizione da parte della società polacca Visopack.

Solo lo scorso novembre, la presentazione in pompa magna delle attività, con tanto di giro della fabbrica per i cronisti, l’allora assessore Fioroni che parlava di reindustrializzazione modello per l’Italia e quello del Comune Cardinali che snocciolava progetti. Oggi, tutto questo è invece sfociato nella cassa integrazione.

La notizia era nell’aria, dopo una lunga fase di produzione incostante. Dall’ottobre scorso, quando venne annunciata la vendita delle prime 500 tonnellate di film plastico, l’attività si è svolta a intermittenza, per poi fermarsi del tutto a marzo. In totale, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, si sarebbero prodotte non più di mille tonnellate di materiale, con risultati spesso insoddisfacenti dal punto di vista qualitativo.

A fronte di un piano di rilancio presentato lo scorso aprile al Ministero delle imprese e del made in Italy, la realtà ternana attende ancora risposte da Sace, l’ente controllato dal MEF che potrebbe fornire le garanzie per l’attivazione di linee di credito indispensabili alla ripartenza. Ma l’accesso a tali fondi appare incerto, complice l’assenza di solide garanzie da parte dell’azienda.

Nel frattempo, Moplefan ha sospeso anche la prevista certificazione del prodotto, che avrebbe dovuto avviarsi nella seconda metà di giugno e che rappresentava uno step cruciale per riprendere le vendite. L’azienda si limita ora a mantenere in fabbrica un numero minimo di lavoratori, necessari alla gestione delle attività di base, tra cui il personale assunto nell’ambito della cassa integrazione per reindustrializzazione, aperta a novembre 2023 e in scadenza nel 2025.

Restano operativi anche i manutentori e alcuni tecnici inviati dalla casa madre polacca, i quali continuano a lavorare godendo dei benefit tipici delle trasferte internazionali. Tuttavia, il progressivo svuotamento della fabbrica e l’assenza di una prospettiva chiara di rilancio mettono nuovamente in discussione la rinascita di una delle realtà produttive storiche del polo chimico ternano.

La situazione è ora in una fase di stallo. Nei prossimi giorni l’azienda dovrà decidere se far rientrare una piccola parte del personale o se prolungare la sospensione, aggravando così una crisi che rischia di diventare irreversibile.

Redazione

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1 anno fa

La domanda che tutti si dovrebbero fare è: Perché mancano i SOLDI 💰 ???

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