È rimasta senza esito la procedura di conciliazione avviata presso la prefettura di Terni tra le organizzazioni sindacali e i vertici di Enel, convocata in seguito allo stato di agitazione proclamato per la chiusura del posto di teleconduzione (Pt) di Terni. L’incontro, tenutosi venerdì 14 giugno, ha evidenziato “distanze siderali tra le parti”, come riportato dai rappresentanti dei lavoratori.
I segretari di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil – Stefano Ribelli, Ciro Di Noia e Doriana Gramaccioni – nella nota esprimono con fermezza la loro contrarietà alle scelte aziendali, definendo la strategia di Enel come “un depauperamento sistematico del territorio, che ha comportato una riduzione delle funzioni strategiche e della presenza di lavoratori negli impianti idroelettrici”.
Particolare preoccupazione è stata espressa riguardo alla gestione degli impianti e delle infrastrutture idrauliche: il Pt di Terni, infatti, supervisiona sette grandi dighe e circa 50 impianti minori, rappresentando una centrale operativa fondamentale per la sicurezza idraulica della regione. “Nel caso di emergenze, come il blocco dei gruppi di generazione, gli operatori devono intervenire manualmente e attivare il personale in loco”, hanno spiegato i sindacati.
Gli impianti legati all’unità produttiva Nera Velino sono particolarmente complessi e interconnessi, e richiedono una gestione attenta e altamente professionale, soprattutto in caso di eventi critici come le piene fluviali. In questo contesto, “la fase iniziale dell’evento deve essere gestita con tempestività per evitare conseguenze sulla sicurezza idraulica del territorio”, hanno sottolineato ancora i rappresentanti sindacali.
Nel corso del confronto in prefettura, che segue l’intervento dei consiglieri regionali dem Filipponi e Proietti, le sigle sindacali hanno anche contestato la scarsa conoscenza da parte dell’azienda del reale funzionamento dell’impianto e delle difficoltà operative quotidiane. “Siamo sconcertati dalla leggerezza con cui Enel descrive questa riorganizzazione”, hanno affermato Ribelli, Di Noia e Gramaccioni, definendola frutto di una logica esclusivamente finanziaria, priva di visione industriale.
A pesare è anche un contesto più ampio di dismissione da parte di Enel in Umbria, come ricordato dagli stessi segretari: “L’Umbria ha già subito la chiusura della centrale termoelettrica Pietro Vannucci e del centro di formazione di Gualdo Cattaneo”, hanno dichiarato, invocando un intervento urgente delle istituzioni regionali per salvaguardare il patrimonio idroelettrico.
“Proseguiremo nelle azioni di lotta e mobilitazione, a difesa degli asset, della sicurezza idraulica e dei lavoratori di Terni”, concludono i sindacati, denunciando l’assenza di confronto territoriale e rivendicando la necessità di una strategia che coinvolga le comunità locali.
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