Assessore Cardinali, durante la due giorni di “Terni Universitaria” ha parlato dell’università come elemento centrale per lo sviluppo della città. Da dove nasce questa visione?
Appena ho assunto il mio ruolo amministrativo, ho sentito con forza la necessità di mettere il tema dell’università al centro dell’agenda politica ed economica della città. Insieme all’assessore competente abbiamo avviato il progetto “Università al centro”, che non è un semplice slogan, ma un vero e proprio impegno programmatico. Credo fermamente che una città come Terni, senza una presenza universitaria forte e strutturata, rischi di scomparire dal radar dello sviluppo nazionale.
Ha citato anche la possibilità che Terni diventi un caso di studio nazionale per la transizione industriale sostenibile. Ce ne parla?
È una prospettiva concreta. Una delle principali università italiane ci ha comunicato la volontà di proporre Terni come caso studio a livello nazionale proprio per il nostro processo di transizione industriale. È un segnale rilevante: non possiamo limitarci a essere osservati, dobbiamo diventare protagonisti attivi di questo processo. La conoscenza deve essere parte integrante della strategia industriale.
In che modo l’università può incidere sul futuro industriale di Terni?
Immaginiamo un sistema in cui università e industria siano pienamente integrate. Il patto per l’acciaieria green non riguarda solo la produzione, ma anche l’innovazione, la formazione, la sostenibilità. Occorre sviluppare corsi e percorsi formativi mirati: chimica verde, gestione dell’energia, rigenerazione urbana, trattamento delle scorie. È necessario portare qui corsi di alta formazione, master, collaborazioni scientifiche, reti tra atenei. Già oggi lavoriamo con Roma Tre sul Piano Periferie, ma vogliamo ampliare e rafforzare queste collaborazioni.
Ha fatto anche una proposta nazionale riguardo ai vettori energetici. Di cosa si tratta?
Abbiamo candidato Terni come hub nazionale per la ricerca sui vettori energetici. È un progetto ambizioso, ma crediamo di avere tutte le carte in regola: una storia industriale unica, competenze diffuse, un ambiente favorevole. Non dimentichiamo che qui è nata la prima centrale idroelettrica d’Italia: non è un caso. Terni può e deve tornare a essere un polo strategico della conoscenza, non solo per l’Umbria, ma per tutto il Paese.
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