Sottani: “Carceri umbre discariche sociale”. A Terni la giustizia riparativa

Nonostante l'avvio di diversi progetti di reinserimento sociale, il sovraffollamento e un personale sotto organico, rendono ingestibile la struttura "Troppe parole, pochi fatti"

“Il carcere sempre più come discarica sociale, nonostante debba avere invece una funzione rieducativa”. A parlare è il procuratore di Perugia Sergio Sottani, al termie della visita annuale ai quattro penitenziari umbri. Parla a livello generale, Sottani, ma la situazione è particolarmente complicata su Terni, dove secondo i dati diffusi dalla Procura, al 20 agosto a fronte di una capienza regolamentare di 422 posti, i detenuti presenti sono 553 (di cui 155 stranieri). Quelli in regime di 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” sono 30 mentre i cosiddetti “comuni” sono 177. Rilevante è la presenza dei detenuti con patologie psichiatriche (70) mentre quelli con problemi di tossicodipendenza sono 150.

“In questo modo – spiega Sottani – la doverosa esigenza di sicurezza si trasforma in indifferenza per le effettive condizioni di vita della popolazione carceraria nonché, di riflesso, di quelle della polizia penitenziaria e di tutti gli operatori che, all’interno, con difficoltà enorme svolgono l’attività trattamentale”. Colpa ovviamente del sovraffollamento, ma anche della carenza di personale con 206 effettivi su 262.

I numeri sono impietosi e ne abbiamo dato conto: risse, autolesionismo, proteste e violazioni del regolamento, sono all’ordine del giorno, con in più l’aggravio di celle con un numero di detenuti molto superiore al dovuto nelle aree più calde.

La convivenza di soggetti ericolosi che intendono seguitare a delinquere, così come dimostrato dall’elevato numero di cellulari sequestrati per evitarne l’accesso abusivo, consoggetti fragili, deboli o comunque intenzionati a reinserirsi nella società, ai quali non vengono
offerti strumenti idonei per il raggiungimento di tale obiettivo, diventano un mix esplosivo che vanifica quello che comunque di buono si riesce a fare: la stanza per l’affettività a Terni (prima in Umbria)e.l’attivazione ad Orvieto, anche in questo caso come primo caso in Italia. di un laboratorio per orafi

A questi si aggiungono i percorsi di reinserimento nell’ambito dell’iniziativa “Recidiva zero”, con relativo forte stanziamento anche da parte del ministero della Giustizia da 1,8 milioni (più altri 600.000 euro regionali) non soltanto per l’avvio di attività per l’inclusione lavorativa e sociale. In quest’ambito i modelli sono due: “AMA DE”, rivolto ai detenuti e “AMA ES”, rivolto a chi è in esecuzione penale esterna: entrambi i percorsi prevedono il matching fra domanda e offerta delle aziende e il secondo anche un servizio di housing temporaneo per facilitare l’accesso alle misure alternative per chi non dispone di un domicilio idoneo.

Già avviato con decreto attuativo, AMA ES ora attende il traferimento dei fondi (circa 940.000 euro) e il bando regionale per individuare i soggetti attuatori.

Secondo Sottani: “l’attività lavorativa dignitosa e retribuita è fondamentale per ridurre il rischio di recidiva, che in Italia si attesta intorno al 70%, ma scende al 2% tra i detenuti che lavorano”. Ma è fondamentale, come sottolinea il Procuratore, ridurre il sovraffollamento anche  per “garantire che il lavoro non sia punitivo ma frutto di libera scelta e orientato alla rieducazione, e assicurare continuità lavorativa post-detenzione”

In definitiva, il Procuratore Generale rileva che a fronte delle molte parole che spesso vengono pubblicamente dette, su più fronti, in tema di carcere, seguono pochi fatti concreti. “Si pensi alla mancata indizione del bando per la creazione effettiva del Provveditorato regionale, già istituito quasi un anno fa, al non utilizzo di fondi regionali, già da anni esistenti, per attività di formazione lavorativa, all’omesso intervento e presa in carico da parte dei Sert dei soggetti detenuti, affetti da problemi psichiatrici, dal disinteresse manifestato, ad eccezione del comune ternano, per l’effettiva istituzione del sistema di giustizia riparativa”. A questo proposito, la sede  per la giustizia riparativa in Umbria sarà proprio Terni. Un piccolo importante riconoscimento.

Redazione

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1 anno fa

Ancora!

Prima pensassero ai posti letto negli ospedali che chi è malato non sceglie di esserlo, chi delinque sì

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