In Italia i giorni con oltre 35 gradi sono raddoppiati dal 2010 al 2024, e la situazione non mostra segni di miglioramento. A fotografare un quadro climatico sempre più allarmante è l’ultimo rapporto del Centro studi sul cambiamento climatico (Ccsc), che descrive il Paese come “fragile, impreparato e a rischio crescente”. L’analisi sottolinea come l’emergenza climatica non sia più soltanto ambientale, ma stia diventando una crisi economica, infrastrutturale e sociale.
Tra le città più colpite spicca Terni, che nel 2024 ha fatto registrare 49 giorni sopra i 35 gradi, il numero più alto a livello nazionale. Il dato certifica la conca come città più calda d’Italia, con temperature da record che riflettono un trend sempre più preoccupante. Un primato che rende evidente la crescente tropicalizzazione del clima, con impatti diretti sulla salute, sulla qualità della vita e sulla tenuta delle infrastrutture urbane.
“Il presente scotta, ma il futuro rischia di diventare bollente”, si legge nel documento del Ccsc, che prospetta uno scenario critico da qui al 2100, con un possibile aumento medio di 6 gradi delle temperature. Le notti tropicali – ovvero quelle con temperatura notturna superiore ai 20°C – potrebbero superare le 110 all’anno nelle principali città italiane. Parallelamente, le piogge diventerebbero rare ma estreme, concentrate in 24-48 ore, mettendo a dura prova una rete fognaria non adeguatamente dimensionata per gestire eventi climatici intensi.
La situazione non è meno grave sul fronte idrogeologico. Oltre 7.400 comuni italiani sono attualmente esposti al rischio di frane o alluvioni, e quasi il 18% dei litorali è soggetto a erosione grave. Le coste arretrano, le falde si impoveriscono e le città soffrono per la carenza di pianificazione preventiva.
Il rapporto del Ccsc identifica con chiarezza tre priorità d’intervento per evitare che gli scenari peggiori diventino realtà: riqualificazione della rete idrica, che oggi disperde fino al 45% dell’acqua potabile; piani di manutenzione del suolo e difesa costiera, per contrastare frane, alluvioni ed erosione; strategie regionali di adattamento climatico, basate su dati predittivi e geolocalizzati, per sapere dove colpirà il prossimo evento estremo e come intervenire tempestivamente.
“Serve un’agenda climatica concreta e anticipata”, sottolinea il Ccsc, proponendo “un modello operativo nazionale che integri dati climatici, rischio idrogeologico e priorità infrastrutturali”. L’obiettivo è evitare che siccità e alluvioni diventino tragedie annunciate, come spesso accade in assenza di un’adeguata pianificazione.
Il documento chiama in causa anche le istituzioni, invitate a passare dalle dichiarazioni ai fatti. L’Italia è in ritardo nella costruzione di una politica climatica strutturata, mentre gli effetti del cambiamento sono già evidenti, con ondate di calore sempre più frequenti, reti infrastrutturali sotto stress e comunità locali impreparate.
Terni diventa così il simbolo di un’Italia che cambia, troppo in fretta e senza adeguati strumenti per affrontare il futuro. Un campanello d’allarme che non può più essere ignorato.
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