Frana anche a Cesi: cinque eventi in pochi giorni, la provincia di Terni si (ri)scopre vulnerabile

Cinque eventi franosi in pochi giorni: allarme rischio idrogeologico per il territorio provinciale. L'ultima a Cesi dove è venuto giù una porzione di muro dell'ex Belvedere

Nel 2026 c’è ancora chi minimizza quando si parla di rischio idrogeologico, eppure gli eventi di questi ultimi giorni dovrebbero far pensare. L’Italia è un paese estremamente vulnerabile, sotto questo punto di vista e ancora di più lo sono le zone particolarmente esposte a fenomeni naturali. Basti pensare a cosa è successo a Niscemi, per esempio.

La provincia di Terni fa i conti all’improvviso con una situazione di allerta che sta coinvolgendo diverse zone. L’ultimo episodio solo nella serata del 29 Gennaio, segnalato dal sindaco Lorenzo Lucarelli: massi caduti lungo la strada all’ingresso di Nera Montoro che soltanto per un caso non hanno portato a vittime.

Prima c’erano state le due frane in 48 lungo la strada che collega Orvieto a Bagnoregio, con la chiusura almeno fino a metà della prossima settimana della strada Bagnorese. Una frana- precisamente in questo caso un costone di roccia che si è staccato cadendo lungo la carreggiata – che ha riversato enorme quantità sulla strada, tanto che i tecnici della Provincia sono al lavoro per verificare il livello di tenuta ed eventuali criticità che richiedano specifici interventi.

La Provincia ha allestito due percorsi alternativi che è possibile consultare sul sito della Provincia di Terni, Poi la frana lungo la Flaminia, al confine con Spoleto, con materiale ancora instabile (fango e detriti) in scivolamento dalla scarpata di monte, con traffico deviato e senso unico alternato, perchè anche qui ci vorrà del tempo.

Questi eventi poi sono solo gli ultimi, ma se andiamo indietro al 2025 si ricorderà lo scorso Marzo una frana, con un fronte di alcuni metri lungo la statale Flaminia nella zona di Porta Romana a Narni.

L’ultima frana è a Cesi dove è venuta giù nel pomeriggio del 29 Gennaio una porzione di un vecchio muro sul belvedere che affaccia sulla conca ternana, all’interno del cantiere di riqualificazione dell’ex convento di Sant’Onofrio a Cesi, dove da circa una anno si lavora alla ristrutturazione dell’edificio storico con fondi Pnrr. congiurati rischi per la popolazione a valle, si lavora per capire come intervenire tempestivamente per evitare che il fronte si allarghi. L’area resta recintata in attesa dei primi interventi

Tutti eventiche hanno come comun denominatore le piogge degli ultimi giorni che hanno reso fragile e friabile la roccia, riversandone pezzi lungo la strada. Intervenire in queste zone ma in generale, investire sulla messa in sicurezza del territorio e sulla prevenzione da rischio idrogeologico diventa quindi un dovere.

In questo senso, dovrebbe risultare solare a tutti l’intervento del sindaco di Arrone Fabio Di Gioia, sulla necessità di investimenti per mettere in sicurezza un’arteria chiave come la SS 209 Valnerina, sin qui trattata solo come emergenza. Ma tutta l’Umbria – e la provincia di Terni in particolare – necessitano di interventi massicci, perchè c’è un fiume che può creare danni in ogni momento e perchè tutti i territori colpiti sono zone a forte rischio: sono 135 i chilometri quadrati a rischio alto difrane nel territorio ternano secondo l’Ispra e 96 quelli a rischio medio.

Poi ci sono le case, le imprese e le persone che rischiano di pagare un conto salato.

L’Umbria si attiva, ma non basta

La Regione Umbria si sta attivando ma denuncia il lassismo del Governo. In una nota, l’assessore De Luca sottolinea come la mancata o ritardata attuazione delle norme ambientali costi all’UE circa 180 miliardi di euro l’anno, mentre l’investimento necessario per attuare pienamente le norme è stimato in 122 miliardi.

“Ogni euro non speso oggi in prevenzione, genera un debito ambientale ed economico di 1,5 euro che le future generazioni dovranno ripagare, senza contare il peso incalcolabile dei danni morali di chi perde la casa e i propri ricordi. Questi costi non sono astratti: si traducono in spese sanitarie per malattie respiratorie e oncologiche, in giornate lavorative perse, in danni agli ecosistemi che sostengono l’agricoltura e in costi di bonifica che gravano sui bilanci pubblici. Ogni ritardo nelle politiche verdi rappresenti un debito economico insostenibile per le future generazioni”. E ricorda  il piano regionale pluriennale da oltre 12,4 milioni di euro per la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio idrogeologico e idraulico.

Redazione

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