Il Comune di Terni ha approvato il controllo di gestione 2025, documento firmato dal sindaco e dal direttore generale Claudio Carbone, che certifica un nuovo minimo storico nelle nascite e una diminuzione della popolazione più marcata rispetto agli anni recenti. Al primo gennaio 2026, la base dati Istat provvisoria fissa i residenti a 105.894 unità, con un saldo negativo di 416 persone rispetto all’anno precedente — “una diminuzione consistente e maggiore rispetto a quella degli ultimi anni”, come si legge nell’atto comunale.
Il dato più allarmante riguarda le nascite: nel corso del 2025 sono stati registrati appena 558 nuovi nati, con un decremento del 4% rispetto all’anno precedente. A fronte di questo numero, i decessi si sono attestati vicino alle 900 unità, generando un saldo naturale fortemente negativo. Il documento comunale non lascia spazio a interpretazioni: “Un nuovo record negativo di nati che, se confrontato con gli ultimi anni, mostra ancora di più tutta la sua drammaticità.”
Il confronto con il passato aggrava il quadro demografico
Per comprendere la portata del fenomeno, il controllo di gestione ripercorre l’evoluzione storica delle nascite in città. Nel 2000 i nati furono 851, una generazione che oggi si trova in piena età fertile. Nel 2010 si raggiunse il picco del nuovo secolo con 947 nascite, dopodiché la discesa è stata, secondo le parole dell’atto, “repentina e inesorabile”. In poco più di un decennio, Terni è passata da sfiorare i 114.000 abitanti con quasi 1.000 nascite annue all’attuale situazione di progressivo svuotamento demografico.
Un meccanismo che si autoalimenta: la diminuzione costante delle nascite nel tempo ha ridotto significativamente il bacino di donne in età riproduttiva. Rispetto a quindici anni fa, si contano quasi 6.000 “potenziali madri in meno” sul territorio. In parallelo, diminuisce anche il numero di bambine tra zero e quindici anni, ovvero quelle che nei prossimi anni entreranno in età fertile, lasciando presagire un ulteriore peggioramento strutturale del trend.
Il saldo migratorio attenua parzialmente le perdite
Come già registrato negli anni precedenti, è la componente straniera ad aver contribuito a contenere il declino complessivo. Il saldo migratorio risulta positivo per 840 unità, un dato che, pur non riuscendo a compensare il saldo naturale negativo, rappresenta un fattore di parziale attenuazione delle perdite di popolazione.
Il bilancio finale rimane comunque pesante: nell’arco di quindici anni, Terni ha perso circa 8.000 residenti, una contrazione che incide in modo significativo sulla struttura sociale ed economica della città umbra.
Una crisi demografica strutturale senza segnali di inversione
I dati raccolti nel controllo di gestione 2025 dell’amministrazione Bandecchi restituiscono l’immagine di una città che affronta una crisi demografica strutturale, con dinamiche difficilmente reversibili nel breve periodo. Il calo delle nascite non è un fenomeno congiunturale ma il risultato di decenni di trasformazioni nella composizione per età della popolazione, con effetti destinati a propagarsi nei prossimi anni in assenza di interventi capaci di invertire la tendenza.
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