Il progetto “Giro d’Italia per l’Ambiente” nasce da un’intuizione precisa. Come prende forma questa idea?
Nasce da un’intuizione di Sauro Pellerucci e da una dura constatazione visiva: la presenza diffusa di rifiuti e discariche abusive lungo le strade. A questo si aggiunge il problema ancor più allarmante delle microplastiche, un nemico invisibile che ci ha spinti a passare dall’indignazione all’azione concreta.
Nel suo intervento ha insistito molto sulle microplastiche. Perché sono un punto così decisivo?
Perché rappresentano un danno profondo e continuo. A differenza dei rifiuti visibili, le microplastiche sono insidiose: si accumulano in silenzio nel suolo e nelle acque, contaminando la nostra vita. Essendo invisibili sono facili da ignorare, ma il vero cambiamento inizia proprio rendendo visibile ciò che solitamente non lo è.
Come avete costruito il progetto per affrontare un problema così ampio?
Abbiamo evitato interventi sporadici o simbolici, ideando un percorso a tappe (dal 2026 al 2028) che sia replicabile in territori diversi. Il progetto si fonda saldamente su tre pilastri: prevenzione per informare, azione concreta per bonificare il territorio, ed educazione, che è la chiave per incidere davvero a lungo termine.
In che modo questi tre elementi lavorano insieme?
La prevenzione sensibilizza sul problema, mentre l’azione interviene fisicamente con le bonifiche. Tuttavia, senza l’educazione rivolta soprattutto ai più giovani, si rischia di tornare ogni volta al punto di partenza. Le scuole sono fondamentali per il nostro progetto, perché il cambiamento va prima costruito nelle coscienze e poi nei comportamenti.
Dal progetto emerge anche una struttura organizzativa piuttosto precisa. Quanto conta questo aspetto?
Conta moltissimo, perché volevamo un progetto concreto e non un semplice slogan. Per questo abbiamo strutturato strumenti operativi come un sito di riferimento, una mappa interattiva per l’avanzamento delle tappe, eventi sul territorio e il coinvolgimento diretto di istituzioni, Comuni e volontari. Inoltre, il progetto è già stato presentato all’ANAS e stiamo lavorando per ampliare sempre di più la rete dei soggetti coinvolti.
Qual è il risultato più importante che vi proponete di ottenere?
C’è un risultato immediato e visibile, che è l’importante rimozione fisica dei rifiuti. Tuttavia, l’obiettivo vero e più profondo è creare una consapevolezza ambientale diffusa. Vogliamo far capire che il territorio è una responsabilità condivisa e che il vero cambiamento può partire solo dalle persone. Solo riuscendo a far crescere questo livello di attenzione civica, il progetto produrrà un effetto davvero duraturo
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