Sessy Belli (Cittadina volontaria) La cura del verde è prima di tutto un’esperienza personale e relazionale

Dedicargli attenzione significa averne anche per le persone

Sessy Belli

Nel dibattito è emersa una dimensione molto personale del verde. Che cosa rappresenta per lei?

Rappresenta una grandissima soddisfazione. Come ho raccontato, il mio non è un lavoro o un obbligo, ma un vero e proprio piacere. Spesso, quando vado in giro, le persone mi riconoscono, mi salutano e mi augurano “buon lavoro”, ma io rispondo sempre che non lo vivo come una fatica. Prendersi cura delle piante e degli animali è una cosa che faccio semplicemente per amore, che mi fa stare bene e mi permette di ritrovare l’equilibrio.

Il verde ha anche una dimensione emotiva?

Sì, molto forte. Le persone si affezionano ai gesti quotidiani e agli spazi che vivono. Io, ad esempio, vado in giro per i parchi – come quello di via Parrocchia al quartiere 1° Maggio – portando con me i biscotti per gli animali e le taniche piene d’acqua per innaffiare le piante. Facendo così, si crea un legame affettivo enorme non solo con l’ambiente, ma con tutta la comunità: posso dire con estrema gioia che “tutti mi vogliono bene”.

Il suo impegno nasce da una passione personale?

Sì, nasce da una passione profonda e del tutto spontanea. Io opero completamente da sola, non faccio parte di nessuna associazione strutturata. È una scelta di vita che fa parte della mia quotidianità: amo la natura, le piante e gli animali, e sento il bisogno di fare la mia parte agendo in prima persona, girando letteralmente con i secchi dove serve acqua.

Che ruolo ha la comunità in questo percorso?

È fondamentale, perché il verde diventa un potente punto di incontro. Durante l’evento è stato ricordato un aneddoto del 2017: vedendomi annaffiare da sola le piante pubbliche, Sauro Pellerucci mi si avvicinò per indicarmi ai suoi figli come esempio di un'”umanità diversa”. È proprio questo il fulcro: un gesto apparentemente isolato diventa un’occasione di incontro e ispirazione, mostrando a tutta la comunità un modo per collaborare e fiorire assieme.

Cosa restituisce questo impegno?

Restituisce moltissimo, soprattutto a livello umano. Non è solo un’operazione di cura del territorio, ma un lavoro continuo sulle relazioni umane. Ormai a Terni mi conoscono in tanti e mi salutano con affetto; essere vista come una di quelle “persone eroiche” che con piccoli gesti permettono alla propria città di sopravvivere e restare bella è una gratificazione immensa.

Che messaggio si sente di dare?

Che prendersi cura del verde significa prendersi cura della qualità della vita di tutti, e che non bisogna per forza aspettare le istituzioni. Chiunque, anche da solo e armato soltanto di semplici taniche d’acqua o di biscotti, può fare concretamente la differenza. Ai cittadini mi sento di chiedere di avere rispetto per il verde e di collaborare attivamente con piccoli gesti, evitando ad esempio di utilizzare i vasi delle piante come posacenere. L’amore per il nostro ambiente è contagioso e genera bellezza e benessere per l’intera comunità.

Redazione

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