Eolico ad Orvieto, il Comune chiede alla Regione di annullare l’autorizzazione in autotutela

Dopo la sentenza del Tar dell'Umbria che ha annullato il diniego regionale al progetto, il sindaco Tardani e l'assessore Sacripanti annunciano un'istanza formale per bloccare l'autorizzazione unica formatasi per silenzio assenso

Il Comune di Orvieto passa alle contromisure legali dopo la recente pronuncia del Tar dell’Umbria che ha accolto il ricorso della Rwe Renewables Italia, annullando la determina dirigenziale n. 11536 del 4 novembre 2025 con cui la Regione Umbria aveva espresso parere negativo alla realizzazione del parco eolico Phobos nei territori di Orvieto e Castel Giorgio. Il sindaco Roberta Tardani e l’assessore all’Ambiente Andrea Sacripanti hanno annunciato congiuntamente la presentazione di una formale istanza alla Regione affinché valuti l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione unica al progetto, su cui il Consiglio di Stato aveva già accertato la formazione del silenzio assenso.

La decisione è maturata dopo un’attenta analisi delle motivazioni della sentenza condotta insieme al legale incaricato dall’amministrazione comunale, l’avvocato Francesco Rosi. Secondo la lettura fornita dai rappresentanti del Comune, il testo del Tar lascerebbe margini concreti per una nuova determinazione regionale: gli stessi giudici, come sottolineato nella dichiarazione congiunta, avrebbero evidenziato che, a seguito della formazione dell’autorizzazione unica per silenzio assenso, la Regione non avrebbe potuto emettere un provvedimento di diniego senza ricorrere previamente allo strumento dell’autotutela.

«Analizzate le motivazioni, riteniamo che la sentenza lasci spazio per una nuova determinazione da parte della Regione Umbria», dichiarano Tardani e Sacripanti. «Gli stessi giudici evidenziano infatti che, a seguito della formazione dell’autorizzazione unica per silenzio assenso, la Regione non potesse emettere un provvedimento di diniego se non intervenendo in via di autotutela. Per questo chiederemo all’amministrazione regionale di agire in tal senso alla luce dei profili di criticità emersi nella Conferenza dei servizi e quindi nel successivo provvedimento di diniego espresso».

Il riferimento ai profili di criticità emersi nella Conferenza dei servizi è centrale nella strategia difensiva del Comune: quegli elementi, già alla base del diniego poi annullato dal Tar, potrebbero costituire il fondamento giuridico per un eventuale intervento in autotutela da parte della Regione. L’autotutela amministrativa, in questo contesto, rappresenterebbe lo strumento attraverso cui l’ente regionale potrebbe riesaminare e potenzialmente revocare un’autorizzazione la cui legittimità sostanziale resta, secondo l’amministrazione comunale, ampiamente contestabile.

Sul piano politico, Tardani e Sacripanti hanno scelto un approccio misurato, rinunciando a reazioni immediate in favore di una valutazione tecnico-legale approfondita. «Abbiamo evitato commenti a caldo», spiegano, sottolineando come la complessità della vicenda richieda strumenti efficaci piuttosto che polemiche. L’amministrazione comunale si impegna inoltre a mantenere un ruolo attivo nel coinvolgimento di cittadini e associazioni del territorio, chiamati a essere partecipi delle azioni che verranno intraprese a tutela del paesaggio orvietano.

Il progetto Phobos si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sullo sviluppo delle energie rinnovabili in aree di pregio paesaggistico e ambientale. La tensione tra obiettivi di transizione energetica e salvaguardia del territorio continua a produrre contenziosi amministrativi in tutta Italia, con i Comuni spesso in prima linea nel tentativo di bilanciare le due istanze attraverso gli strumenti del diritto amministrativo.

Il caso Orvieto-Phobos si conferma ora una delle vertenze più significative in Umbria sul tema dell’eolico, con sviluppi attesi nei prossimi mesi sul fronte della risposta regionale all’istanza in autotutela.

Redazione

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