“Non è questo il momento per puntare sul nucleare, né tradizionale né mini”. È questa la posizione netta espressa dagli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e co-portavoce di Europa Verde Umbria, Gianfranco Mascia ed Eva Hausegger, in risposta alle recenti dichiarazioni sulla possibilità di realizzare impianti nucleari sul territorio umbro.
Secondo i rappresentanti di AVS, “pur non avendo nulla contro la ricerca sulla fusione nucleare”, le priorità energetiche dell’Umbria devono andare in un’altra direzione. Come sottolineano, “gli stessi scienziati individuano il 2050 come possibile orizzonte temporale per l’energia da fusione e, nel frattempo, abbiamo urgente bisogno di ridurre le emissioni e puntare su fonti rinnovabili”.
Fondi da destinare alle rinnovabili
Per i portavoce di Europa Verde Umbria, l’investimento in tecnologie rinnovabili sarebbe molto più efficace per garantire uno sviluppo sostenibile e occupazionale della regione. “Sarebbe assai più lungimirante destinare subito quei fondi a potenziare e migliorare le tecnologie per il fotovoltaico, l’eolico e l’idroelettrico”, affermano.
Domande aperte al sindaco di Terni
Nel mirino delle critiche c’è il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, che avrebbe scritto al ministro Pichetto Fratin offrendo la disponibilità della città a ospitare impianti di “mini-nucleare”. Una scelta che, secondo AVS, solleva “interrogativi seri e urgenti a cui finora non è stata data risposta”.
I due portavoce pongono cinque domande precise: dove verrebbero collocate le centrali nucleari, come si gestirebbero le scorie radioattive, da quali fonti arriverebbero i finanziamenti, quali sarebbero i tempi per la realizzazione e quale il costo reale dell’energia prodotta
Mini-nucleare: una definizione fuorviante
Mascia e Hausegger contestano l’uso del termine “mini” riferito a impianti da fino a 300 MW di potenza, una capacità comparabile a quella della ex centrale di Trino Vercellese, chiusa a seguito del referendum italiano contro il nucleare. “I costi partono da oltre un miliardo di euro”, avvertono, citando il caso della centrale finlandese di Olkiluoto, che ha visto i costi salire da 3 a 8,5 miliardi con 15 anni di ritardo sulla tabella di marcia.
Un altro nodo riguarda il prezzo dell’energia: secondo i dati 2023 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’energia nucleare costa circa 170 euro per MWh, cifra che peserebbe direttamente sulle bollette di famiglie e imprese. “Non corrisponde al vero che il nucleare abbia costi vantaggiosi”, evidenziano Mascia e Hausegger.
La proposta: un referendum cittadino
AVS e Europa Verde Umbria annunciano di essere pronti a contrastare qualsiasi progetto nucleare “avventato” e si dicono disponibili anche a promuovere un referendum a Terni per bloccare eventuali sviluppi. “Resta per noi evidente che l’unica strategia efficace e sostenibile sia incentivare le energie rinnovabili e promuovere politiche energetiche virtuose”.
In chiusura, un’ultima stoccata al primo cittadino ternano: “Il sindaco Bandecchi ha già fatto lievitare del 24% i costi di Giunta e Consiglio Comunale; non vorremmo che ora si aggiungesse un ulteriore e ingiustificato spreco di denaro pubblico per un nucleare che, di fatto, non ci garantisce alcuna risposta concreta né nel breve né nel medio periodo”.
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