Un nuovo acceso scontro istituzionale a Palazzo Spada. Il consigliere del gruppo misto Guido Verdecchia è stato allontanato dall’aula dalla presidente dell’assemblea Sara Francescangeli al culmine di un alterco verbale. L’episodio si è consumato nel corso di una seduta ordinaria, degenerando in un caso politico che ha investito temi di rispetto istituzionale, accuse di sessismo e denunce di gestione autoritaria dei lavori.
La scintilla: voto per appello nominale e riordino dell’ordine del giorno
La tensione si è accumulata a partire dalla presentazione, da parte di Verdecchia, di due atti di indirizzo: il primo relativo all’attivazione di un piano strategico e di iniziative urgenti per Collescipoli, il secondo riguardante un piano straordinario di salvaguardia per le frazioni di Terni contro quello che il consigliere ha definito “abbandono istituzionale”. Facendo leva sul nuovo regolamento consiliare approvato quaranta giorni prima dall’assemblea, Verdecchia ha ottenuto — con la richiesta di tre consiglieri — il voto per appello nominale.
Il punto di rottura è arrivato quando la maggioranza ha chiesto di anticipare tre punti originariamente collocati nella parte finale dell’ordine del giorno. Verdecchia ha preteso spiegazioni pubbliche su questa decisione, innescando un confronto diretto con la presidente Francescangeli. Quest’ultima, dopo una serie di richiami formali, ha interrotto l’intervento del consigliere prima della sua naturale conclusione. La replica di Verdecchia — «si commenta da sola» — ha provocato il provvedimento di allontanamento dall’aula.
L’accusa di sessismo e la nota della presidente
Nelle ore successive, la presidente Sara Francescangeli ha diffuso una nota ufficiale sul sito del Comune di Terni, definendo sessista la frase pronunciata dal consigliere. «Dal consigliere Guido Verdecchia oggi sono arrivate parole irriguardose nei confronti della presidenza del consiglio comunale. E non è neanche la prima volta», ha scritto Francescangeli, ricordando di aver già invitato il consigliere a tenere «un comportamento più rispettoso della presidenza che rappresenta un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni».
La presidente ha rivendicato le proprie prerogative regolamentari, sottolineando come il ruolo di presidente includa «il dovere di limitare interventi ultronei e superflui». Ha quindi concluso la nota con un affondo politico, rilevando «con dispiacere» il «silenzio eloquente» delle opposizioni sull’accaduto.
La replica di Verdecchia: “Vittimismo politico e doppio standard”
Verdecchia ha risposto con una dichiarazione altrettanto circostanziata, parlando di «pericoloso precedente di manipolazione della realtà». Il consigliere ha sostenuto che l’espressione «si commenta da sola» fosse «unicamente e inequivocabilmente rivolta all’atto d’imperio con cui la Presidente ha deciso, in modo del tutto arbitrario, di togliermi la parola», e non a una persona in quanto tale. Ha quindi definito l’accusa di sessismo «un’operazione di arroganza inaudita» e «un maldestro tentativo di vittimismo politico» volto a «distogliere l’attenzione pubblica da una gestione autoritaria e parziale dei lavori consiliari».
Nel suo intervento, Verdecchia ha anche sollevato la questione del doppio standard applicato dalla presidenza: ha ricordato che nel corso della stessa seduta il sindaco avrebbe affermato che a Terni vi siano «più drogati che persone normali», senza che la Francescangeli avesse mosso alcun rilievo o formulato richiami regolamentari. «Questa disparità di trattamento dimostra che non siamo di fronte a una difesa dei valori o del rispetto, ma a un uso discrezionale del ruolo di garanzia per colpire le voci di opposizione e proteggere l’esecutivo», ha concluso il consigliere.
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