Umbria, allarme rosso su economia e salari: i sindacati chiedono confronto alla Regione

Crescita ferma all’1,80%, servizi in calo e potere d’acquisto ai minimi: Cgil, Cisl e Uil sollecitano alla Regione l’apertura del confronto sul Patto Umbria 2030

Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria hanno inviato alla Regione Umbria una richiesta urgente di incontro, per aprire subito un tavolo permanente di confronto sul Patto Umbria 2030. L’iniziativa arriva dopo la diffusione degli studi di Unioncamere e del Centro studi Tagliacarne, insieme alle rilevazioni del Geography Index dell’Osservatorio JobPricing. Secondo i sindacati, questi dati delineano per la regione “un quadro d’allarme rosso” e confermano le denunce portate avanti da tempo “a difesa delle lavoratrici, dei lavoratori e delle famiglie”. A pesare sono una crescita economica inferiore alla media nazionale e una perdita di potere d’acquisto tra le più marcate d’Italia.

Il tavolo richiesto alla Regione

Le tre sigle ritengono non più rimandabile un intervento straordinario delle istituzioni locali. Nella richiesta alla giunta regionale sollecitano una convocazione immediata e un piano programmatico concreto, condiviso con le parti sociali. Secondo i sindacati, “non è più il tempo di rinvii o cabine di regia formali”. Il piano dovrebbe affrontare le transizioni industriale, energetica e digitale e vincolare le risorse pubbliche e i fondi europei alla creazione di occupazione stabile, sicura e di qualità.

Cgil, Cisl e Uil indicano anche i contenuti che, a loro avviso, il Patto Umbria 2030 dovrebbe avere. Tra questi ci sono il rinnovo dei contratti, un deciso contrasto alla precarietà e politiche attive in grado di sostenere i redditi da lavoro dipendente e da pensione. Per i sindacati, la risposta alla crisi “deve essere strutturale e non più parcellizzata”, e non si può “fare impresa tagliando sul costo del lavoro o scommettendo su servizi a basso valore aggiunto”.

Una crescita a due velocità

Le stime sul valore aggiunto indicano per l’Umbria una crescita ferma all’1,80%, nettamente inferiore alla media nazionale del 2,30%. Questo dato colloca la regione al diciassettesimo posto in Italia per dinamismo economico. I sindacati parlano di “un’economia a due velocità che frena il territorio”: industria e cantieri edili tengono il passo, mentre i servizi registrano un calo marcato.

L’aggregato che comprende commercio, trasporti e turismo segna infatti un -0,45%, il che rende l’Umbria l’unica regione italiana con il segno meno in questo settore.

Il divario tra Perugia e Terni

Le stime evidenziano anche un forte divario provinciale. La provincia di Perugia cresce del 2,01%, trainata dal comparto industriale. Terni, invece, scivola al 101esimo posto nazionale con una crescita complessiva dell’1,12%, zavorrata dalla stagnazione della manifattura tradizionale. Secondo Cgil, Cisl e Uil, questo squilibrio strutturale si traduce “inevitabilmente in un indebolimento del tessuto sociale e dei consumi interni”.

Retribuzioni e potere d’acquisto: l’Umbria maglia nera

Il secondo fronte riguarda retribuzioni e potere d’acquisto. Per i sindacati lo specchio della debolezza economica è il “dramma salariale” evidenziato dal Geography Index, che assegna all’Umbria il risultato peggiore d’Italia sul fronte della perdita di potere d’acquisto. Nella forbice tra inflazione e salari si registra un divario del -15,1% tra l’adeguamento delle retribuzioni reali e l’aumento effettivo del costo della vita.

La retribuzione media annua resta “schiacciata” attorno ai 29.952 euro. Secondo le organizzazioni sindacali, il divario con le altre regioni produttive del Paese continua ad ampliarsi e relega il territorio a un’economia fondata su un lavoro povero e precario.

Terziario in difficoltà e stipendi sotto pressione

I sindacati descrivono una “tenaglia”: da una parte un terziario che arranca, dall’altra stipendi non in grado di assorbire l’impatto dei prezzi. È proprio alla luce di questi dati “impietosi” che Cgil, Cisl e Uil hanno formalizzato la richiesta di apertura del tavolo con la Regione Umbria.

Redazione

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