Il Governo “taglia” i Comuni: a Terni 3 milioni di euro in meno nei prossimi 4 anni

L'ultima legge di Bilancio ha ufficializzato tagli orizzontali di 250 milioni di euro l'anno per Comuni e province italiani. Bandecchi: "Ci saranno meno servizi per i cittadini: sistema non produce ricchezza"

L’ultima legge di Bilancio ha ufficializzato tagli orizzontali di 250 milioni di euro l’anno per Comuni e province italiani, che saranno applicati fino al 2028. Questa decisione arriva dopo settimane di trattative tra Stato ed enti locali. Il ministero dell’Interno ha pubblicato il 4 luglio le tabelle definitive, frutto di una lunga revisione della bozza iniziale, che aveva provocato forti reazioni da parte dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci). Che, per voce del responsabile Finanza locale Alessandro Canelli, rivendica di esser riuscita ad “attenuare fortemente l’impostazione” iniziale, ma continua a chiedere di “ridurre il contributo nella prossima legge di bilancio e rivederne i criteri.

Nel resoconto politico della conferenza Stato-Città del 27 giugno, l’Anci mette agli atti di aver apprezzato “i miglioramenti dello schema di taglio” ma non dà il via libera all’intesa perché lo “comunque”, si “taglia di più agli enti che sono più impegnati sul fronte degli investimenti, elemento anomalo e non condivisibile per evidenti motivi di ragionevolezza”.

A Terni nel dettaglio mancheranno quasi 3 milioni di euro, per la precisione 2 milioni 934.000. Se quest’anno il contributo prevede 201.800.000, si scenderà a 200.658.000 l’anno prossimo per poi scendere a 199.937.000 nel 2026, 199.824.000 nel 20127 e 198.866.000 nel 2028.

In Umbria, complessivamente ammontano a quasi 16 milioni di euro i fondi tagliati fino al 2028. Negli altri comuni si va Perugia che dovrà fare a meno di 4,1 milioni di euro, a Foligno, 950 mila euro in fino al 2028, passando per Città di Castello (850 mila), Spoleto (818 mila), Gubbio (562 mila), Assisi (655 mila), Gualdo Tadino (344 mila), Corciano (383 mila), Bastia Umbra (418 mila)

La reazione di Bandecchi

“Il governo conferma il taglio quinquennale a migliaia di Comuni, penalizzando quelli che hanno preso più fondi Pnrr. Avevano congelato tutto solo per evitare contraccolpi alle elezioni”, punta il dito il capogruppo dem in commissione Bilancio a Montecitorio, Ubaldo Pagano. “Anziché aiutare i Comuni, il governo sceglie di fermarli e di punirli con i tagli previsti in legge di bilancio. È un grave errore per il paese al quale occorre porre rimedio”, gli fa eco l’omologa a Palazzo Senatorio Daniele Manca.Il Governo risponde che che “la spesa sociale è esclusa dai tagli”. Una delle novità sostanziali rispetto alla versione originaria del riparto, infatti, è che dalla base di calcolo dei contributi finanziati con il Pnrr verranno escluse le spese per gli asili nido, istanza richiesta dalle associazioni di Province e Comuni.

Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi commenta con durezza definendo “assurda” l’attuale gestione delle relazioni tra Stato, Regioni e Comuni, sostenendo che questo sistema, che vede le tre entità quasi concorrenti tra loro, è completamente da rivedere.

In un’intervista rilasciata all’Ansa, il sindaco ha spiegato che tali tagli renderanno impossibile fornire servizi adeguati ai cittadini. “Il sistema attuale non produce ricchezza, non sostiene il commercio e le imprese, non c’è vitalità,” ha dichiarato Bandecchi, sottolineando come la mancanza di un’adeguata collaborazione e supporto tra le diverse entità amministrative sia dannosa per lo sviluppo economico e sociale del paese.

Secondo Bandecchi, è necessario un cambiamento profondo nel modo in cui lo Stato italiano è organizzato. Ha espresso critiche all’autonomia differenziata regionale, affermando che questa porterà solo ulteriori problemi, rendendo lo Stato ancora più povero e le regioni più centrali in un contesto nazionale dove i Comuni necessitano di un rapporto diretto con lo Stato.

“Serve un profondo cambiamento per il nostro Stato,” ha concluso Bandecchi, evidenziando la necessità di riforme strutturali per migliorare la gestione delle risorse e la capacità di fornire servizi essenziali ai cittadini. Il sindaco ha auspicato un sistema in cui i Comuni possano interagire direttamente con il governo centrale, bypassando l’attuale struttura che, a suo avviso, limita la loro efficienza e capacità di risposta ai bisogni locali.

Cosa prevede la manovra per i Comuni

La manovra prevede un contributo alla finanza pubblica di 200 milioni a carico dei Comuni e 50 milioni per province e città metropolitane, ripartiti in base agli impegni di spesa corrente al netto di quella sociale e considerando le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) assegnate a ciascun ente.

La versione definitiva del decreto attuativo ha apportato alcune modifiche rispetto alla bozza iniziale. In particolare, per i primi anni è stato ridotto il peso dei fondi Pnrr nel calcolo dei tagli, escludendo quelli legati al sociale, ai piani per asili nido, all’attrattività dei borghi e alle “isole verdi”, oltre alle risorse per le piccole opere di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile. È stato invece aumentato il peso della spesa corrente.

Nel 2024, il contributo alla finanza pubblica sarà determinato per 70 milioni su 200 in base ai fondi Pnrr e per 130 milioni considerando la spesa corrente. Nei successivi anni, ci sarà un progressivo riequilibrio e nel 2028 il parametro Pnrr tornerà a valere il 50%. Inoltre, il contributo calcolato sulle risorse Pnrr insieme a quelle per le piccole opere non potrà superare un tetto massimo, rispetto al totale dei tagli, del 90% nel 2024, che salirà fino al 120% nel 2028, ben al di sotto del valore del 300% previsto nella versione originale del testo.

Redazione

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