Una comunità incontro rinnovata: l’eredità di don Pierino Gelmini a dieci anni dalla sua scomparsa

A dieci anni dalla scomparsa di don Pierino Gelmini, la Comunità Incontro si è adattata alle nuove sfide delle dipendenze moderne, preservando i principi educativi del fondatore.

La Comunità Incontro, fondata da don Pierino Gelmini, ha mantenuto salde le sue radici educative, adattandosi però alle nuove sfide rappresentate dalle dipendenze moderne. A dieci anni dalla scomparsa del suo fondatore, il percorso di cambiamento intrapreso si è rivelato fondamentale per rispondere alle esigenze attuali.

Giampaolo Nicolasi, capo struttura della Comunità, ha sottolineato come l’impianto educativo originale sia stato preservato, mentre si è lavorato per affrontare le dipendenze contemporanee, sia comportamentali che da sostanze. “Abbiamo costruito un percorso attraverso le nuove dipendenze, mantenendo fermo l’impianto educativo”, ha spiegato Nicolasi all’ANSA.

La storia della Comunità Incontro ha avuto inizio nel 1963 a Roma, quando don Pierino incontrò Alfredo Nunzi, il primo ragazzo assistito, in piazza Navona. Da quel momento, la comunità è cresciuta, contando oggi una decina di strutture residenziali e di accoglienza in Italia, con gruppi di supporto in ogni regione e strutture operative anche in Bolivia e Costa Rica. In Italia, la comunità assiste circa 400 persone tra residenze e accoglienza, oltre a fornire supporto a individui sottoposti a misure cautelari, anche nelle carceri.

Nicolasi ricorda don Pierino come una figura visionaria, capace di realizzare ciò che sembrava impossibile, credendo sempre nelle persone e offrendo loro una possibilità di riscatto. “Era un visionario che sapeva guardare oltre il muro e intuire cose che non tutti riuscivano a percepire”, ha detto Nicolasi. Questo spirito imprenditoriale ha permesso alla Comunità di crescere, partendo da risorse limitate e da un gruppo ristretto di persone.

Negli ultimi anni di vita di don Pierino, sebbene la malattia avesse ridotto la sua operatività, il fondatore percepì la necessità di un cambiamento. “Mi diceva ‘Giampaolo, questo cambiamento lo farete voi'”, ha ricordato Nicolasi. Alla morte di don Pierino, la comunità si trovò di fronte a sfide amministrative ed economiche, con una rete di rapporti meno solida rispetto al passato. Tuttavia, grazie al sostegno di amici e collaboratori, la Comunità ha saputo portare avanti il cambiamento richiesto dal suo fondatore.

Oggi, la Comunità Incontro può contare su una equipe multidisciplinare composta da circa 80 dipendenti, tra cui medici, psichiatri, psicologi, assistenti sociali ed educatori. Questa squadra altamente specializzata risponde alle richieste provenienti dal servizio sanitario nazionale, dalle famiglie e dalle istituzioni. Nicolasi ha voluto rendere merito a tutti gli operatori e a coloro che hanno sostenuto la comunità negli anni, riconoscendo il ruolo fondamentale dei mass media nel diffondere l’opera di don Pierino.

Redazione

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