Come volevasi dimostrare. Ancora una volta, il concetto di silenzio elettorale viene interpretato in maniera – per così dire – molto personale. Dovrebbe essere una giornata di riflessione per l’elettore che dopo un mese e mezzo di bombardamento mediatico dei candidati, si prende del tempo per capire quale candidato presidente sostenere. Eppure ancora una volta, si segnalano violazioni di quella che – vale ricordarlo – è una norma, non un suggerimento.
Le violazioni viaggiano sulle app di messaggistica. Nella prima mattinata a violare il silenzio è uno dei rappresentanti territoriali di uno dei candidati presidente. Lo stesso messaggio che gira da giorni, ma inviato nel giorno di silenzio. L’invito è appunto quello a sostenere il candidato presidente, senza indicazioni per i consiglieri.
Il secondo a violare il silenzio elettorale è nientemeno che un amministratore in carica di un comune, da sempre zelante ripetitore dei messaggi del suo partito, che invia su whatsapp il santino digitale, con l’invito a votare un altro dei candidati presidente, stavolta sostenendo anche il capolista.
Ancora una violazione, sempre al mattino presto, si registra fra gli attivisti di una terza lista e un terzo differente candidato presidente, in sostegno di due specifici candidati di uno stesso partito. Stavolta si tratta di un post su Instagram e la violazione è scoperta perchè il social network indica il tempo di distanza fra la lettura e la pubblicazione.
Vale ricordare che non rispetta il silenzio elettorale rischia una sanzione amministrativa che va da un minimo di 103 euro fino ad un massimo di 1.032 euro, e questo a prescindere dalle modalità più o meno palesi con le quali si infrange il silenzio. Non faremo, ovviamente – verrebbe da dire per carità cristiana – i nomi di queste persone che hanno violato il silenzio elettorale. Ma era giusto rendere noto che c’è chi pur di raccogliere un voto in più non si fa scrupoli di infrangere la legge.
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