Le festività di San Silvestro e Capodanno sono state segnate da episodi di violenza nelle carceri umbre. Un evento si è verificato a Spoleto, con una bombola lanciata verso una cella e conseguente incendio, ma anche a Terni si sono registrate violenze.
Nella casa cricondariale di Sabbione tre detenuti marocchini hanno devastato la Sezione G. “Hanno rotto telecamere, aggredito un agente di servizio e tentato di entrare in infermeria,” ha spiegatoFabrizio Bonino, segretario per l’Umbria del Sappe. Non riuscendovi, uno di loro ha minacciato un collega con un pezzo di vetro, generando ulteriore caos.
Un quadro, che spiega il Sappe, mette in evidenza una crisi gestionale denunciata da tempo. Fabrizio Bonino, segretario per l’Umbria del sindacato, descrive una situazione critica e preoccupante, con eventi che hanno coinvolto il personale penitenziario in episodi di grave pericolo.
Bonino si dice “sconfortato dai numerosi appelli del SAPPE rimasti lettera morta a fronte di una situazione penitenziaria regionale grave, pericolosa ed allarmante”.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha commentato con preoccupazione la situazione delle carceri italiane, evidenziata anche dal discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Esprimiamo gratitudine al Presidente, che ha posto l’attenzione sulla realtà penitenziaria,” ha detto Capece. “Sono inaccettabili le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria, sempre più spesso vittima di aggressioni.”
Capece ha ribadito che, nonostante le difficoltà, il sistema penitenziario deve garantire un ambiente che favorisca il recupero sociale. “Nei nostri istituti di pena si può e si deve respirare un’aria diversa da quella che ha condotto alla criminalità,” ha aggiunto.
Il SAPPE propone una riforma strutturale del sistema penitenziario, articolata su tre livelli:
- Pene alternative al carcere per reati meno gravi, come la “messa alla prova” per condanne inferiori ai tre anni.
- Riduzione del sovraffollamento nei penitenziari, riservando le strutture ai reati più gravi.
- Gestione rigorosa della massima sicurezza, per i detenuti più pericolosi.
Capece ha sottolineato che il sovraffollamento è un problema comune a molti Paesi europei, ma in Italia il carcere è spesso utilizzato come unica soluzione a problemi sociali irrisolti. “Il carcere va cambiato,” ha detto. “Dobbiamo distinguere tra reati che richiedono la pena detentiva e quelli che possono essere gestiti con altre misure.”
Nonostante le difficoltà, Capece ha ricordato il motto del Corpo di Polizia Penitenziaria: “Despondere spem munus nostrum” (Garantire la speranza è il nostro compito). Questo principio guida quotidianamente l’operato degli agenti, che svolgono il loro servizio con dedizione, umanità e professionalità, anche in un contesto complesso e spesso ostile.
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