Il carcere di Terni dovrà predisporre una stanza per i colloqui intimi tra detenuti e partner entro due mesi. Lo ha stabilito il magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, accogliendo i ricorsi di due detenuti contro il rifiuto della direzione della casa circondariale di Sabbione. La decisione si basa sulla recente sentenza della Corte Costituzionale del 26 gennaio 2024, che ha dichiarato illegittimo il divieto di incontri privati per i reclusi che non si trovano in regime di alta sicurezza.
I due detenuti, assistiti dai loro avvocati, avevano richiesto la possibilità di svolgere colloqui intimi, ma la direzione del carcere aveva opposto un diniego per “criticità organizzative”. Tuttavia, già esiste un progetto per la realizzazione di due moduli prefabbricati destinati a questo scopo, il cui avvio è in attesa di approvazione da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) da quasi un anno.
Il provvedimento adottato per i detenuti di Terni si aggiunge a un caso analogo verificatosi nel carcere di Parma. Le ordinanze del magistrato rappresentano la prima applicazione concreta della sentenza della Corte Costituzionale, che ha sancito il diritto ai colloqui intimi per i detenuti esclusi dal regime del 41 bis e dalla sorveglianza speciale.
Se entro il termine stabilito la struttura non sarà adeguata, gli avvocati dei detenuti potrebbero richiedere permessi per effettuare gli incontri all’esterno o sollecitare la nomina di un commissario ad acta per completare i lavori. La questione, inoltre, potrebbe aprire la strada a richieste simili in altri istituti penitenziari italiani.
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