Mafia Capitale, Salvatore Buzzi va ad Orvieto per costituirsi e annuncia sciopero della fame

L'imprenditore, condannato a 4 anni e 9 mesi per il sistema corruttivo del Mondo di Mezzo, ha sottolineato di non volersi sottrarre alla pena, ma di voler essere giudicato esclusivamente sulla base delle norme di diritto. Respinta la richiesta di scontare la pena presso Villa Maraini

L’ex imprenditore Salvatore Buzzi, figura centrale nello scandalo di Mafia Capitale, è tornato in carcere dopo che il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto la sua richiesta di proseguire il percorso di recupero dalla dipendenza dall’alcol presso Villa Maraini. Buzzi si è costituito nel carcere di Orvieto, scegliendo di sottrarsi alla giurisdizione della Capitale, come ha spiegato lui stesso in un post su Facebook: “Decido pertanto, nonostante abbia l’obbligo di dimora nel Comune di Roma, di andare a costituirmi presso una Casa di Reclusione che non sia nel distretto romano al fine di essere giudicato da persone davvero imparziali ed obiettive. Almeno questa è la mia speranza”.

L’ex presidente della cooperativa “29 giugno”, già condannato a 4 anni e 9 mesi per il sistema corruttivo del Mondo di Mezzo, ha sottolineato di non volersi sottrarre alla pena, ma di voler essere giudicato esclusivamente sulla base delle norme di diritto: “Non intendo in alcun modo sottrarmi all’esecuzione della pena né agli obblighi imposti dalla misura di prevenzione. Voglio solamente essere giudicato sulla base delle norme di diritto e non sulla base del mio cognome”.

Protesta contro la decisione del tribunale

Dopo il rigetto della sua istanza, Buzzi ha annunciato sempre via social l’inizio di uno sciopero della fame contro la decisione dei giudici: “Mi sto costituendo ora (11 marzo, ndr) presso il carcere di Orvieto per uscire dalla giurisdizione del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Per protesta attuerò lo sciopero della fame contro questa ingiusta decisione. Sempre a testa alta”.

Una posizione supportata dai suoi legali, Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, che hanno criticato il tribunale per non aver considerato il percorso rieducativo del loro assistito: “Buzzi ha partecipato attivamente al programma di recupero dell’associazione alla quale era assegnato”, hanno dichiarato. “Non solo il tribunale non lo ha riconosciuto, ma ha anche messo in dubbio la veridicità di certificati medici rilasciati dalla Asl. Tutto ciò è paradossale”.

Il caso Mafia Capitale e l’epilogo giudiziario

Il ritorno in carcere di Buzzi arriva pochi giorni dopo quello del suo ex socio, Massimo Carminati, che si è costituito nel carcere di Rebibbia, segnando un nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria di Mafia Capitale. L’inchiesta, che ha fatto emergere un complesso sistema di corruzione e malaffare tra politica e imprenditoria a Roma, ha portato a condanne definitive per numerosi esponenti coinvolti nel cosiddetto Mondo di Mezzo.

Redazione

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